A Saqqara riemerge la tomba di un uomo vicino al faraone: custodisce segreti millenari

Chi era davvero l’uomo sepolto vicino al faraone a Saqqara? La sua tomba è tornata alla luce dopo millenni di silenzio assoluto

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Angelica Losi

Content writer & Travel Expert

Per lavoro è Content writer, per diletto viaggia. Appassionata di turismo enogastronomico, fotografa tutto per inscatolare i ricordi e poi li racconta online.

La storia non smette di far parlare di sé, in Egitto a Saqqara una spedizione di archeologi ha appena fatto una scoperta preziosa: dagli scavi è riemersa la tomba di Weni, un alto funzionario dell’Antico Regno molto vicino al faraone. Il ritrovamento prestigioso, tra camere funerarie e oggetti, ha dato modo di approfondire diverse tematiche legato a un uomo così influente.

La scoperta a Saqqara della tomba di Weni

Una nuova scoperta arriva dalla necropoli di Saqqara, a poca distanza dalla piramide del faraone Merenre. Gli archeologi in Egitto hanno riportato alla luce una mastaba, una tomba in mattoni crudi riservata nell’antichità ai personaggi di alto rango. E questa volta il nome è di quelli che contano: Weni. Il ritrovamento è avvenuto durante gli scavi condotti da una missione egiziana sotto il coordinamento del Consiglio Supremo delle Antichità.

All’interno della struttura sono stati identificati diversi pozzi funerari. Uno conduce direttamente alla camera sepolcrale di Weni, dove le decorazioni e le iscrizioni sulle pareti si sono conservate abbastanza bene da permettere agli esperti di ricostruire parte della sua identità. Weni viene indicato come sindaco, sacerdote sem, supervisore degli appartamenti reali, tesoriere della Casa del Nord e compagno unico del sovrano. Tra i suoi titoli compare anche quello di signore della città di Kab. Non si trattava, quindi, di un semplice amministratore: era un personaggio inserito nei meccanismi del potere, con responsabilità che attraversavano la gestione dello Stato e la sfera religiosa.

La parte più intrigante della scoperta, però, si trova appena sopra la camera funeraria. Gli archeologi hanno individuato un ambiente con copertura a volta contenente diversi reperti, tra cui due piccole statue di legno raffigurate in un’insolita posizione di adorazione. Una presenza rara, soprattutto per il particolare atteggiamento delle figure, che potrebbe aiutare a comprendere meglio il significato degli oggetti collocati nelle tombe dei funzionari.

Nel pozzo funerario sono stati recuperati alcuni strumenti di bronzo che potrebbero essere stati impiegati in ambito medico; oggetti simili sono piuttosto insoliti nei contesti sepolcrali e, almeno per il momento, non esiste una spiegazione definitiva della loro presenza. Durante gli scavi le sorprese non sono mancate: è stata ritrovata una porta falsa appartenente a Sekhet-Nebty, una donna che portava titoli religiosi, tra cui quello di sacerdotessa della dea Hathor. Ma cosa sono le false porte? Nell’architettura funeraria egizia venivano accompagnate da un significato simbolico rappresentando quello che era un punto di comunicazione diretto tra i vivi e i defunti.

Perché questa scoperta è importante

Una tomba appartenente a un alto funzionario è già una fonte preziosa per gli egittologi. Quando però restituisce iscrizioni leggibili, oggetti rari e resti umani ancora studiabili, il suo valore cresce notevolmente. Nel caso di Weni, a sorprendere sono soprattutto le prime analisi antropologiche. Secondo gli studiosi, l’uomo sarebbe morto dopo aver superato i cinquant’anni, un dato che permette di collocarlo in una fase relativamente avanzata della vita. I resti mostrano in più gravi problemi dentali e alterazioni dei tessuti che circondavano i denti, segnali compatibili con patologie orali in stato avanzato.

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