Le saline di Sicilia puntano verso l’UNESCO: la candidatura di luoghi spettacolari

Un paesaggio nato dal lavoro dell'uomo che oggi convive con fenicotteri e biodiversità: ecco perché l'UNESCO potrebbe premiarlo con un riconoscimento storico

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Elena Usai

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La scrittura, il viaggio e la fotografia sono le sue grandi passioni e quando parte non dimentica mai di portare un libro con sé.

C’è un paesaggio, in Sicilia, disegnato da secoli di lavoro umano e dal vento che soffia dal Mediterraneo. Sono le saline che punteggiano la costa occidentale dell’isola, tra Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco: quel mosaico di vasche colorate, mulini a vento e argini che oggi fa un passo verso un importante riconoscimento internazionale.

Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica ha dato il via libera alla candidatura delle Saline di Sicilia per l’iscrizione al Programma MaB (Man and the Biosphere) dell’UNESCO, come Riserva della Biosfera. La candidatura, promossa dalla Camera di Commercio di Trapani e portata avanti da un comitato dedicato, dovrà ora affrontare la valutazione finale a Parigi.

Se arrivasse l’approvazione, quest’area diventerebbe la prima zona umida costiera costruita dall’uomo a ricevere questo titolo.

Un paesaggio che l’uomo ha costruito insieme alla natura

Ciò che rende speciale le saline in Sicilia non è solo la loro bellezza, innegabile soprattutto quando travolte dai colori del tramonto, quando l’acqua si tinge di rosa e arancio per la concentrazione salina e i riflessi del cielo. È il fatto che questo paesaggio esista grazie a un equilibrio tra intervento umano e biodiversità.

Le vasche, scavate e regolate dall’uomo fin dall’epoca fenicia e perfezionate nei secoli, sono diventate nel tempo un habitat perfetto per specie che altrove faticano a trovare spazio: fenicotteri rosa, avocette, cavalieri d’Italia e decine di altre specie di uccelli migratori trovano qui cibo e riparo, attratti proprio dalla salinità che l’attività estrattiva mantiene viva.

È un caso raro in cui la produzione umana, anziché sottrarre spazio alla natura, ne ha creato di nuovi. Il riconoscimento come Riserva della Biosfera non premierebbe quindi un angolo di natura incontaminata, ma un modello di convivenza tra lavoro e ambiente che dura da centinaia di anni.

Cosa fare tra le saline di Trapani, Marsala, Misiliscemi e Paceco

Al di là del valore simbolico della candidatura, questo tratto di costa è già oggi una delle esperienze più originali che la Sicilia occidentale possa offrire e vale la pena viverlo prima ancora che arrivi il timbro UNESCO. Si può percorrere il sentiero tra le vasche a piedi o in bicicletta, tra i mulini a vento restaurati che un tempo servivano a movimentare l’acqua e a macinare il sale, oggi trasformati in punti panoramici e piccoli musei che raccontano la storia di questo mestiere.

Il momento migliore per andarci è il tardo pomeriggio, quando la luce accende i colori delle vasche e aumentano le probabilità di avvistare i fenicotteri che si nutrono lungo i bordi. Da qui, in barca, si raggiunge facilmente l’isola di Mozia, con le sue rovine fenicie affacciate direttamente sulla laguna, un altro pezzo di storia che si intreccia con quello del sale.

Chi vuole portarsi a casa qualcosa di autentico può fare tappa in una delle rivendite lungo la strada, dove si trova il fior di sale locale, raccolto ancora a mano secondo metodi tradizionali. E per chi ha qualche giorno in più, le isole Egadi sono a un passo, per unire alla visita delle saline anche il mare cristallino che ha reso famosa questa costa.

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