Un’anima di pietra e fiori: Penglipuran, a Bali, è un villaggio che sembra una poesia vissuta

Nelle alture fresche della reggenza di Bangli, un antico insediamento balinese regala un ritratto autentico della cultura locale (ed è anche uno dei villaggi più puliti al mondo)

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Serena Proietti Colonna

Travel blogger

PhD in Psicologia Cognitiva, Travel Blogger, Coordinatrice di Viaggio e Redattrice Web di turismo, una vita fatta di viaggi, scrittura e persone

Tra le colline fresche dell’isola di Bali, a circa 600 metri sopra il livello del mare, si nasconde un villaggio che sembra progettato più da una visione spirituale che da una necessità abitativa. Il suo nome è Penglipuran ed è spesso accarezzato da una brezza pimpante proveniente dai rilievi vulcanici vicini, tra cui il massiccio del Monte Batur. Si compone di una sola strada in pietra che conduce lo sguardo e il passo verso il tempio principale. Ai lati, una sequenza impeccabile di ingressi identici svela cortili familiari racchiusi da muri in terra e pietra.

Fondata nel XIV secolo durante il regno di Bangli, Penglipuran conserva ancora un impianto urbanistico originale, rimasto quasi intatto per oltre 7 secoli. Una coerenza che lo ha portato a essere riconosciuto come uno dei migliori villaggi turistici sostenibili al mondo (è infatti considerato uno dei più puliti). Il nome stesso suggerisce due anime: alcuni abitanti parlano di memoria degli antenati, altri evocano una sensazione di pace profonda. Entrambe le interpretazioni trovano conferma non appena si varca l’ingresso.

Ciò che colpisce subito è l’ordine. Case, strade, templi e persino il silenzio sembrano seguire una logica condivisa. Questa struttura riflette il principio balinese del Tri Mandala, una divisione dello spazio che distingue aree sacre, zone abitative e aree dedicate alle attività quotidiane. Pure le regole sociali contribuiscono a questo equilibrio: le norme locali, chiamate awig-awig, stabiliscono comportamenti precisi come il divieto di poligamia, la regolazione dell’uso delle risorse naturali e, contemporaneamente, impongono una coerenza architettonica rigorosa.

Dietro il villaggio, tra le altre cose, si estende una vasta foresta di bambù considerata sacra. Oltre a fornire materiali per costruzioni e oggetti quotidiani, rappresenta una protezione naturale per le risorse idriche. Tagliare una pianta (come è possibile intuire) richiede autorizzazioni specifiche e viene concesso solo per necessità legate a rituali o architettura tradizionale.

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