I cibi più strani che potresti assaggiare in viaggio

Tra gli aspetti più eccitanti di un viaggio c'è la possibilità di assaggiare prelibati piatti locali. In alcuni casi, però, potreste trovarvi davanti a pietanze piuttosto insolite

Un viaggio che si rispetti non è fatto soltanto di escursioni e monumenti: anche la gastronomia ha un ruolo molto importante quando si è in visita in un Paese lontano.

Confrontars con tradizioni culinarie molto diverse dalla nostra può farci scoprire nuove deliziose pietanze, con le quali mettersi alla prova anche quando si è a casa. In alcuni casi, però, le cose non vanno esattamente come ci si aspetta, e potrebbe capitare di trovarsi dinanzi a ricette piuttosto bizzarre.

Se siete in Cambogia, ad esempio, potreste dover assaggiare diversi tipi di insetti croccanti. I più apprezzati sono i ragni fritti: si dice questo cibo si sia diffuso negli anni ’70, per combattere la carestia durante il regime dei Khmer rossi, ma che poi abbia riscosso un tale successo da diventare un vero e proprio must della cucina cambogiana.

In Zimbawe, invece, si gustano come prelibati snack i vermi di Mopane, ovvero bruchi che vengono fritti fino a diventare neri e croccanti, solitamente insieme a pomodori, aglio e cipolle. Si tratta di un alimento molto nutriente e, a detta di qualcuno, anche molto gustoso.

In Islanda la cucina è soprattutto di mare, e tra i piatti più famosi c’è l‘Hàkarl, ovvero lo “squalo fermentato”. Poiché gli squali sono privi di un sistema immunitario come i mammiferi, la loro carne non può essere consumata subito dopo la pesca, e viene lasciata a fermentare per un periodo che va dai 3 ai 6 mesi in alcune fosse sulla spiaggia. Successivamente viene essiccata e confezionata sotto vuoto. Di tutt’altro genere le pietanze consumate in Nepal durante la festa indù Dashain: agli ospiti sono servite interiora di animali, che includono cervello fritto, testicoli, polmoni farciti con uova.

Anche in Corea non mancano pietanze a dir poco particolari. Una è il sannakji, ovvero sia il polpo, che viene servito in tavola ancora vivo e tagliato a piccoli pezzi. La sensazione, mentre lo si assaggia, è che le ventose si attacchino al palato e alla gola. Degno di nota anche “l’uovo dei cent’anni” che potreste mangiare in Cina: si tratta di un uovo di anatra o quaglia che viene conservato per diverse settimane, addirittura mesi. L’aspetto in tavola non è dei migliori: il tuorlo ha assunto un colore grigiastro tendente al verde, mentre l’albume è grigio. Il sapore, però, non è poi così male.

 

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