Le mummie più vecchie del mondo

Le più vecchie mummie del mondo si sono conservate in modi sorprendenti

Le mummie più vecchie del mondo non sono quelle egiziane, come spesso si tende a credere, perché questo tipo di sepoltura è stato utilizzato dall’uomo per millenni. Alcune mummie non si sono preservate grazie alle cure dell’uomo, ma al luogo in cui sono stati inumati i cadaveri.

I corpi mummificati trovati in Irlanda hanno conservato buona parte dei loro tessuti, ed anche parte dell’abbigliamento. Risalgono ad alcune centinaia di anni prima a quelli egiziani e il loro stato di conservazione è dovuto alla sepoltura nelle paludi torbose.

L’ambiente inospitale delle paludi ha permesso di mummificare perfettamente i cadaveri, chiamati oggi Bog bodies, grazie alla quasi totale assenza di batteri, che non si possono sviluppare in assenza di ossigeno. La decomposizione non ha avuto luogo e questo ha permesso ai corpi di mantenere un aspetto che ricorda moltissimo quello delle mummie egiziane.

Ci sono altre mummie prodotte intenzionalmente dall’uomo nell’antichità. Le più antiche sono quelle ritrovate a Chinchorro, in Cile, seppellite circa 9000 anni fa. Sono chiamate le mummie nere, in quanto sono rivestite da strati di manganese, un metallo che ne ricopre la superficie. Per ottenere queste mummie anticamente staccavano gli arti e la testa ai cadaveri, ne svuotavano le cavità, e toglievano anche la pelle. In seguito i corpi venivano ricomposti e seppelliti, dopo essere stati dipinti con il manganese.

In Papua Nuova Guinea alcune tribù utilizzano le mummie dei loro antenati durante alcune festività. I corpi vengono mummificati attraverso l’essiccatura e l’affumicatura per giorni, quindi sono ricoperti da uno strato di argilla rossa, che evita la decomposizione dei tessuti.

Esistono anche le testimonianze storiche di alcuni monaci buddisti, che hanno cercato di mummificarsi da soli, per evitare la decomposizione del loro corpo dopo la morte. Questa pratica comprendeva una dieta particolare, che avrebbe dovuto mantenere il corpo puro, non attaccabile dai batteri.

Quando la morte si stava avvicinando i monaci assumevano un emetico, che causava forti conati di vomito con conseguente disidratazione degli organi. Quindi si inumavano in una tomba, con un tubo per respirare ed una campanella. Nonostante questo pochissimi monaci sono riusciti nel loro intento.

Le mummie che tutti conosciamo, quelle egizie, sono invece resistite grazie alle cure degli imbalsamatori, che svuotavano il corpo degli organi e lo ricoprivano di sostanze conservanti ottenute dalle piante, così efficaci che molte mummie resistono anche millenni dopo. Questa pratica era motivata dal fatto che il corpo doveva rimanere intatto, essendo la casa per l’anima e lo spirito del defunto.

 

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