Sestri Levante: le baie blu da incanto

La Baia del Silenzio e la Baia delle Favole nel golfo del Tigullio

Chi arriva da Lavagna dopo aver percorso i chilometri del lungomare e si infila nelle stradine brulicanti fino a sbucare in quell’altra baia, ha la sensazione di essere entrato in un’altra dimensione. Da un lato la Baia delle Favole con la passeggiata, le barche, le cabine bianche degli stabilimenti, le panchine sotto le palme, i locali e il mercato, la spiaggia sabbiosa. Dall’altro la Baia del Silenzio con le acque che si infrangono sulla ghiaia, il sole sugli scogli, la brezza leggera. La sera la luna si riflette sulle onde, di giorno si scruta l’orizzonte e sembra che stiano per tornare i pescatori con le reti o i marinai da chissà quale viaggio.

C’è chi dice che Sestri Levante sia la città dalle due facce, ma sbaglia. Sono molte di più. Anche solo fermandosi al centro storico, che si è sviluppato tra le due baie del promontorio, non si ha mai la sensazione di aver percorso lo stesso carrugio o visto lo stesso portone di ardesia. La luce che inonda i piccoli slarghi tra le case addossate cambia con le ore dipingendoli di nuovi colori mentre nell’aria si sentono ora i profumi dei fiori alle finestre e dei piccoli negozi, ora della focaccia con le cipolle o il formaggio (la priscinseua, una cagliata fresca e leggermente acidula), del bagnun (una zuppa con acciughe, pane, olio e pomodori) e del pesto, ora del mare e dell’umidità che arriva dalle scale delle case e dagli angoli in penombra.

Oltre la Baia del Silenzio e delle Favole, chiamata così in onore di Hans Christian Andersen che qui soggiornò – «Che serata di favola ho trascorso a Sestri Levante: la locanda era vicinissima al mare e una forte risacca la lambiva?» – a cui è intitolato il premio letterario cittadino, oltre l’isola (un tempo lo era davvero ma nei secoli si è unita alla terra ferma fino a diventare un promontorio), la città ha conosciuto lo sviluppo inevitabile ma anche la necessità di tutelare questa parte del golfo del Tigullio, con le sue riserve e i suoi parchi, dalla speculazione edilizia. Come due anni fa quando, dopo un acceso e tormentato dibattito, è stato bocciato con un referendum indetto dal Comune il progetto di rifacimento del porticciolo che avrebbe portato i posti barca (compresi barchette e pescherecci) a 400, una diga frangiflutti, dei pontili e dei box per i residenti.

A pochi minuti dal centro si trova l’antico borgo di Riva Trigoso, composto sia dall’insediamento vero proprio sull’interno (Trigoso) sia dalla parte sul golfo (Riva): il “leudo rivano”, la barca a vela romana con il caratteristico albero inclinato in avanti, simbolo di buona parte della storia marinara ligure per commerciare vino, formaggi e reti da pesca, veniva costruito qui, dove più tardi i patrizi genovesi si fecero costruire ville e ricche dimore estive.

Per ammirare il panorama e la vista sul golfo bisogna arrivare alle rocche di Sant’Anna, un crinale perpendicolare alla costa verso Cavi. Camminando per la mulattiera, all’ombra dei pini marittimi e degli ontani, fra carpini neri e ginestre si arriva al punto alle rovine della chiesa medievale. Si dice che fu costruita per volere di un cavaliere, che si salvò miracolosamente grazie a un cespuglio, dopo essere caduto da cavallo proprio sull’orlo del precipizio.

Il paesaggio è bellissimo anche da Punta Manara, tra Sestri Levante e Riva Trigoso. Boschi di lecci e pini da una parte, di carpini neri, roverelle e castagni dall’altra, felci di Madera sono l’habitat delle farfalle Cleopatra, dei bianconi e dei falchi pellegrini mentre oltre il piccolo promontorio dalle scogliere scoscese la vista si perde nel mare.

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