Il tocco di Libeskind per il museo ebraico di San Francisco

L'ampliamento del Contemporary Jewish Museum - CJM a San Francisco

Un viaggio a San Francisco è sempre un’emozione, anche se la bella stagione sulla baia non è mai davvero tale. C’è un detto, attribuito a Mark Twain: “The coldest winter I ever spent was a summer in San Francisco” – L’inverno più freddo che ho vissuto è stata un’estate a San Francisco. Meglio così, c’è così tanto da fare, così tanto da vedere a «Frisco», e il caldo rischierebbe di impigrire anche il più volenteroso dei viaggiatori. Dal 2008 gli appassionati d’architettura e di design hanno un motivo in più per visitare la città, una nuova creatura dell’archi-celebrità Daniel Libeskind, l’architetto con studio a New York noto per il progetto che prenderà il posto del World Trade Center a Manhattan (nonché per la discussa torre “storta” che sorgerà a Milano sulle ceneri della vecchia Fiera Campionaria).

Si tratta dell’ampliamento del Contemporary Jewish Museum – CJM, che aveva bisogno di più spazio per le sue esposizioni: è stata così riconvertita una centrale elettrica del 1907 che confinava con la struttura. Il risultato della trasformazione ha stupito il suo stesso creatore: «È venuta meglio di quanto credevo», avrebbe detto Libeskind durante la sua ultima ricognizione sul campo prima dell’inaugurazione, quando le futuristiche placche di acciaio inossidabile che costituiscono il grande cubo blu erano appena state lucidate. La nuova struttura si trova in Mission Street, nella parte più hippie della downtown di San Francisco, e consentirà al Museo di ospitare mostre d’arte, musica dal vivo, proiezioni di film, conferenze e discussioni, nonché attività educative per un pubblico di tutte le età.

Il direttore del museo, Costanza Wolf, si aspetta un mix di turisti e locali, e non è affatto preoccupata del fatto che visitatori provenienti da New York o Parigi trovino poco appealing un museo sulla cultura ebraica con tutto ciò che offre San Francisco. «Abbiamo creato dei focus group di discussione e ne è emerso che c’è dell’interesse nel conoscere meglio la nostra comunità. E la storia locale in molti casi si interseca con la nostra: basti pensare a un icona come Levi Strauss, l’ebreo-tedesco che qui aprì il suo primo negozio di blue jeans nel 1853». Il nuovo edificio è composto di una struttura principale allungata disegnata per evocare la lettera ebraica Chet, e di una “scatola” blu lucente d’acciaio destinata a rappresentare un’altra lettera, la Yud. Le linee nelle pareti dell’auditorium del museo rappresentano le diverse strade di Gerusalemme. «Mi ha molto ispirato fin dall’inizio questo posto. È un luogo unico», ha detto Libeskind all’inaugurazione per la stampa. L’edificio di San Francisco è volutamente più vivace degli altri celebri musei di cultura ebraica che l’architetto a firmato in Germania (Berlino) e Danimarca. «L’Europa, purtroppo, ha un’ombra di distruzione del popolo ebraico che incombe su di lei. Questo posto invece è una celebrazione della vita, della Jewish life. Siamo in America!».

Il tocco di Libeskind per il museo ebraico di San Francisco