Istria e i suoi tesori nascosti

Le cittadine lungo la costa della penisola istriana assolutamente da visitare

Dall’altra parte dell’Adriatico, alcune cittadine lungo la costa della penisola istriana sono assolutamente da visitare perché custodiscono importanti tesori d’arte che ricordano il loro passato veneziano, dove il mare cristallino è stato e sempre sarà l’indiscusso protagonista dell’Istria e della Croazia.

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Porec il lungomare – foto di Giuseppe Barbieri

Porec, è la piccola e splendida cittadina, con una riviera attrezzatissima che si snoda lungo una ventina di chilometri, ricca di reperti archeologici e testimonianze che iniziano dal Neolitico. Fu un’importante colonia romana, di cui conserva ancora diverse tracce, tra le quali la via Decumana, e la prima città a passare ai veneziani intorno al 1200, infatti, in centro si possono ammirare molti palazzetti storici dal gotico al classico, che rendono la città come un piccolo scrigno prezioso circondato dal mare. La Basilica Eufrasiana, notevole esempio di arte bizantina del V secolo, famosa per i suoi mosaici, è patrimonio dell’UNESCO. Dalla punta dei giardini di palazzo Polesini, in lontananza, si possono vedere le montagne e la baia di Venezia.

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Porec, casa gotica – foto di Giuseppe Barbieri

A pochi chilometri c’è la bella Vrsar, che vista dall’alto della città vecchia, offre una serie di panorami veramente suggestivi: la costa è frastagliatissima e le isole, con scogliere ricche di insenature dalle varie tonalità del blu marino, formano tutt’intorno un prezioso diadema. Anche Giacomo Casanova, grande frequentatore di luoghi romantici, si sa che veniva in vacanza a Vrsar, si dice, cogliendo l’occasione di corteggiare le bellissime isolane che si annoiavano mortalmente durante le lunghe assenze dei loro mariti, sempre per mare. Oggi, dal belvedere Casanova, quando si accendono le prime luci, il panorama che appare dalla “panchina dell’amore” è una gettata di isole che si intersecano nel verde della vegetazione.

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Vrsar, la marina – foto di Giuseppe Barbieri

Più a sud, superato il fiordo di Leme ecco Rovinj, Rovigno, la cittadina che più di tutte ricorda Venezia. Il suo centro storico fiabesco, tutto pedonale, è situato sulla penisola di Monterosso, sulle cui rocce scoscese di calcare bianco, si sono ammassate nel tempo una moltitudine di case dai caratteristici camini che si avvicendano una dopo l’altra in una cornice di colori, coi muri tutti direttamente sul mare. Qui è un gran bel camminare, circondati da bimbi felici e una splendida gioventù. Sembra un parco giochi, sulla cui vetta troneggia la bianca cattedrale di San Giorgio e Sant’Eufemia dallo svettante campanile, dove si può salire per godere appieno dello spettacolare panorama. Una vista meravigliosa sulle campagne rovignesi ammantate di ulivi, con i due porti che abbracciano la città: quello di Valdibora e quello più caratteristico di Santa Caterina, dove sono allineate le Battane, tradizionali imbarcazioni a fondo piatto, utilizzate ancora per gare e feste. All’orizzonte, si vede l’isola di Santa Caterina, l’Isola Rossa, lo scoglio dell’Asino, quindi lontano, lontano s’intravede Porec, il canale di Leme, Pola e le isole di Brioni.

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Rovigno, il porto – foto di Giuseppe Barbieri

Giungendo a Pola, la prima cosa che sovrasta la città è l’anfiteatro del II° secolo a.C. molto simile a quello di Roma, ma più piccolo ed elegante. La leggenda narra che fu costruito da Augusto e ampliato da Vespasiano per amore di una donna, e a guardarlo bene le sue linee affusolate lo confermano. Nell’isola pedonale del centro storico, la piazza con il tempio di Augusto, il Palazzo Ducale e i palazzi rinascimentali sono il cuore della città. Per un breve periodo dei primi Novecento, qui visse lo scrittore irlandese James Joyce, insegnando inglese agli ufficiali austro-ungarici. Una bella statua in bronzo, davanti al caffè “Ulilks” lo rappresenta seduto con cappello e bastone da passeggio, come per attendere di essere servito al tavolo e sicuramente l’atmosfera della città contribuì per le sue ispirazioni. Il mare tutt’intorno offre una vastissima scelta di candide spiagge e calette rocciose tra le quali Punta Verudela su cui predomina l’Hotel Park Plaza, immerso nella vegetazione di un verde intenso, punteggiato da tante piccole case colorate che si affacciano su una baia, dove dondolano numerose imbarcazioni, facendo sembrare quest’angolo un vero paradiso per gli amanti del mare.

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Pola, anfiteatro al tramonto – foto di Giuseppe Barbieri

Un viaggio, dunque, molto interessante per i bellissimi paesaggi e la sua ricchezza storica, che si conclude con Opatia (Abbazia), la ridente città adagiata sul calmo golfo baciata dal sole, dove il clima così gradevole ha reso questa località una grande attrazione turistica. Tutto iniziò nel 1845, quando il nobile Ignazio Scarpa fece costruire Villa Angiolina, immersa in un vasto parco: il primo hotel che qualche anno dopo ospitò l’imperatrice austriaca Maria Anna, subito imitata da alti dignitari di corte. Fu così che questo luogo così accogliente venne paragonato a Nizza e Montecarlo, divenendo facilmente raggiungibile grazie alla costruzione della linea ferroviaria che collegava l’Austria con Fiume, da dove un servizio tranviario conduceva ad Abbazia. Lo stesso imperatore Francesco Giuseppe si fece costruire una villa, che frequentava anche nei periodi invernali per il clima mite. Oggi lungo la costa si allineano storici ed eleganti alberghi in stile liberty, particolarmente attrezzati per trattamenti wellness idroterapeutici, con massaggi e sauna, in un completo relax. Intorno, ville circondate da parchi e giardini lungo la strada principale dai sobri negozi che si snoda lungo il mare sinuosamente, come la bella statua della “Ragazza col gabbiano” che si erge elegantemente su uno scoglio del lungomare di Opatia, ormai divenuta il simbolo della città.

Giuseppe Barbieri
Giornalista di viaggio

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