Come sono ritornati i viaggi dopo l’ultima grande pandemia

Prima del Coronavirus, il mondo aveva dovuto fare i conti con un'altra terribile pandemia globale, che cambiò lo stile di vita e il modo di viaggiare delle persone

Non c’è dubbio che il Coronavirus abbia cambiato le nostre vite. Tuttavia, questa non è la prima volta che tutto il pianeta si ritrova a dover affrontare una pandemia.
La più spaventosa e letale nella storia dell’umanità è stata l’influenza spagnola, scoppiata oltre un secolo fa, nel 1918, causando tra i 50 e i 100 milioni di morti nel mondo e alterando significativamente la routine quotidiana delle persone, incluso il loro modo di viaggiare.

Fu chiamata così perché ne parlò per prima la stampa spagnola, non sottoposta alla censura di guerra, ma arrivò negli Usa con i soldati americani di ritorno dall’Europa (uno dei primi casi riportati fu, infatti, in un campo militare a Fort Riley, nel Kansas).

In quegli anni, viaggiare era una questione piuttosto complicata. L’aviazione era agli albori e i viaggi di piacere non erano un’abitudine radicata nelle persone come lo è stato per noi prima del Covid. Tuttavia, l’influenza spagnola è stata descritta, in un report del 2020, come “la prima pandemia ‘moderna’ caratterizzata da rapidi spostamenti attraverso un sistema di trasporto globale”. Ma piuttosto che dai jumbo jet, il virus è stato portato in tutto il mondo tramite navi e treni.

Le misure per contenere la pandemia di un secolo fa suonano familiari: disinfezione e chiusura di spazi pubblici, teatri, scuole e confini, bisognava limitare il contatto con altre persone e, inevitabilmente, i viaggi non essenziali. Dopo l’influenza spagnola e la prima guerra mondiale, arrivarono i felici anni ’20 e si entrò in una fase di euforia e di ottimismo.

Si fecero passi da gigante nella tecnologia aeronautica, gli aerei si erano evoluti da biplani in eleganti e performanti aerei di linea moderni che assomigliavano un po’ a quelli su cui siamo abituati a viaggiare oggi. Nel 1929, la Transcontinental Air Transport iniziò a fornire un servizio passeggeri tra New York e Los Angeles utilizzando voli di giorno e treni di notte. Nello stesso periodo, le compagnie aeree britanniche come la Imperial Airways servivano destinazioni come l’Europa del Nord e il Sudafrica.

Volare all’epoca era molto costoso e potevano permetterselo solo le persone facoltose. Tuttavia, i viaggi in aereo erano lunghi, scomodi (a causa del rumore e delle turbolenze) e pericolosi, benché le compagnie facessero il possibile per assicurare un servizio eccellente ai passeggeri, con cabine di lusso e cibo raffinato servito a bordo.

I viaggi via mare erano, al contrario, più accessibili: l’influenza spagnola si era diffusa proprio attraverso le navi, ma questo non aveva scoraggiato i viaggiatori ad imbarcarsi negli anni intercorsi tra le due guerre mondiali. Le crociere, però, erano perlopiù appannaggio dei ricchi, basti pensare al lussuoso transatlantico RMS Queen Mary che ha vissuto la sua epoca d’oro negli anni tra il 1936 e il 1967, coprendo la rotta da Southampton – Cherbourg – New York. Oltre ad offrire interni chic e ogni tipo di comfort, davano ai passeggeri l’incredibile opportunità di esplorare destinazioni lontane con escursioni organizzate.

Dopo la fine della pandemia, anche i viaggi in treno ebbero un boom incredibile, tanto che i ’20 sono descritti come gli “anni di gloria dei treni a vapore”, che permettevano di godere di brevi pause ed escursioni di piacere, soprattutto verso le località di mare. Sul finire degli anni ’30, più di un decennio dopo la fine della pandemia, si stima che il numero di viaggiatori che si recavano all’estero, di solito in Europa, avesse raggiunto il milione.

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Il boom dei viaggi dopo l’ultima grande pandemia

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