Gli edifici più brutti del mondo

La classifica degli orrori architettonici secondo virtualtourist.com

Il sito virtualtourist.com ha stilato la sua classifica degli edifici più brutti del mondo, cioè orrori architettonici, improbabili e di discutibile gusto estetico che non hanno nulla o quasi di artistico o di fascinoso, che non si possono nemmeno definire semplicemente stravaganti e che invece finiscono per rovinare anche l’aspetto delle più belle fra le città.

Al primo posto c’è il Morris A. Mechanic Theater di Baltimore, nel Maryland (USA). Guardando la cupa e completamente impersonale facciata questo palazzo, una volta fiorente teatro, è difficile credere che il suo palcoscenico abbia ospitato artisti del calibro di Katherine Hepburn e George C. Scott, anche se sarebbe ancora più brutto senza di loro. Le finestre oggi sbarrate con il legno di certo non migliorano le cose, mentre guardando le porte chiuse molti cittadini hanno pensato che il sipario avrebbe dovuto calare su questo edificio molto tempo fa.

La Zizkov Television Tower, a Praga, si è invece guadagnata il secondo posto e questo soprattutto grazie all’installazione firmata dall’artista David Cerny che ha creato e posto qua e là piccole sculture di bambini scalatori che hanno trasformato la bruttezza di questo edificio da semplice pugno in un occhio a vero e proprio orrore capace di turbare anche il più equilibrato dei sensi estetici.

Podio anche per il cosiddetto The Beehive, l’ala esecutiva del palazzo del Parlamento di Wellington, Nuova Zelanda che si potrebbe descrivere come un proiettore di diapositive caduto su una torta di nozze caduta a sua volta su una ruota. La sua vicinanza con la parte neo-classica poi ne accentua particolarmente la poca attrattiva.

A seguire nell’elenco si trovano il Centre Georges Pompidou di Parigi (chiara esemplificazione del perché un certo sistema di tubi e condutture è solitamente nascosto e non messo in bella vista), la Federation Square di Melbourne (piazza già frenetica e caotica resa ancora più complicata e per nulla confortevole da un’antiestetica rete di cavi da cui pende la luce artificiale) e il Petrobras Headquarters di Rio de Janeiro (Brasile): un incrocio fra un penitenziario e una creazione di Lego non finita, che in realtà è un triste blocco di cemento situato proprio nel centro della città reso ancor più brutto da alcune stecche poste all’esterno che danno l’illusione che l’edificio stia in realtà cadendo a pezzi.

I successivi tre posti in classifica sono occupati dal Markel Building di Richmond, in Virginia, edificio futuristico che pare sia stato ispirato al suo creatore da una patata al forno servita durante una cena per l’American Institute of Architects, la Michael Lee-Chin Crystal, struttura in vetro che si appoggia al Royal Ontario Museum di Toronto, ed è opera integrante principale all’interno dei più vasti progetti di rinnovamento del museo stesso, che anzi sta al Museo come la piramide di I.M. Pei sta al Louvre, anche se molti sono preoccupati da l’incongruenza con l’originale, il museo più tradizionale che si trova tuttora, immediatamente accanto, e la Libreria Nazionale a Pristina, in Kosovo: della quale è difficile capire se la maglia a nido d’ape che la ricopre ne migliori o peggiori la bizzarra struttura. Bisogna anche dire che quando l’edificio venne inaugurato, furono in molti a pensare che la gigantesca rete fosse in realtà ancora parte dei ponteggi.

A chiudere la lista l’intramontabile Ryugyong Hotel di Pyongyang, in Nord Corea: costruzione ancora incompiuta i cui lavori vanno avanti da oltre 20 e che nel tempo ha dovuto scontrarsi con diversi problemi come la mancanza di denaro. Forse sarebbe stato meglio fermarsi subito.

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