Impianti sciistici, senza mobilità tra regioni non si aprono

Non c'è ancora niente di confermato, ma l'apertura degli impianti sciistici sembra slittare ancora a tal punto da rischiare di non aprire affatto

Sembra inasprirsi sempre di più il destino della stagione turistica invernale del nostro Paese. A causa, infatti, della condizione epidemiologica attuale l’apertura degli impianti sciistici pare essere sempre più lontana a tal punto che, come riporta AGI, senza mobilità tra regioni questi non si apriranno.

A dirlo è stata Valeria Ghezzi, presidente dell’Associazione Nazionale Esercenti Funiviari (Anef), che ha sottolineato quanto non valga la pena aprirli per i soli residenti.

Le non riaperture del 18 gennaio sono, al momento attuale, solo voci, tra cui quella del ministro Speranza: “sembra difficile ipotizzare che, con le scuole superiori chiuse, si possa immaginare di aprire le piste da sci”. Ma quel che è certo è che “causa la mancata apertura a dicembre abbiamo già perso 600.000 euro e adesso dico, attenzione a non aprire solo per i residenti e quindi aggravare le perdite”, ha precisato Ghezzi.

A tal proposito il governatore altoatesino Arno Kompatscher ha annunciato che dal 18 gennaio i residenti della provincia di Bolzano potranno andare a sciare in Alto Adige, aggiungendo però che se la situazione peggiorerà si richiuderà tutto.

In fondo, con i dati attuali dei contagi e, di conseguenza, con le regioni che rischiano di diventare giallo rafforzato, arancione o rosso in base all’andamento della pandemia, diventa praticamente impossibile per una persona domiciliata a Torino, Milano o altrove andare a sciare nelle numerose località montane sparse per tutto il nostro Paese. Sarebbero, perciò, delle riaperture quasi inutili.

Senza dimenticare che, a prescindere dalla partenza o meno della stagione invernale, ci sono costi da sopportare per tenere il territorio sotto controllo, “perché le piste vanno battute e gli impianti mantenuti”, come sottolinea la presidente dell’Anef ad AGI.

Una situazione, quindi, che fa infuriare albergatori, gestori di impianti di sci e appassionati di sport invernali, non solo per l’enorme perdita economica, ma anche per le immagini che scorrono in televisione, sui social e sui blog, di metri di neve caduti sulle Alpi e sugli Appennini.

Possiamo concludere che sembra (anche se ripetiamo che fino a questo momento non ci sono ancora conferme al riguardo) che purtroppo gli amanti della montagna dovranno attende ancora, nonostante il Comitato Tecnico Scientifico abbia già redatto e pubblicato le linee guida per la riapertura degli impianti sciistici.

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