Tassa di soggiorno: nuova stangata per il turismo

I Comuni decideranno se applicare l'imposta. E a Cattolica le categorie del settore turistico hanno deciso di versare un contributo volontario

Un’imposta che va dai 50 centesimi ai 5 euro applicabile nei confronti di coloro che alloggiano al di fuori della propria città di residenza. Si tratta della tassa di soggiorno che i turisti andranno a pagare all’interno di tutte le principali strutture ricettive.
La tassa può essere applicata in maniera facoltativa dai singoli Comuni italiani, ed è sostanzialmente il frutto della legge sul federalismo fiscale. L’imposta dovrebbe andare nelle tasche delle singole città ed essere utilizzata come supporto di opere pubbliche. In realtà si tratta dell’ennesima “tangente” che i turisti dovranno pagare, e a risentirne non saranno solo i viaggiatori, ma anche le strutture ricettive. Il rischio è quello di generare concorrenza tra coloro che sono costretti ad applicare la tassa da parte del proprio Comune, e quelli che invece sono liberi dall’imposta.
Per ora la tassa di soggiorno è già attiva in grandi città, come Roma, Firenze e Venezia. E’ chiaro che non sarà questa a disincentivare un viaggio nella Capitale, ma potrebbe essere un limite per il turismo dei piccoli comuni.
Alcune città si sono già adoperate per limitare i danni di questa “iniziativa”. A Cattolica, infatti, per evitare di tassare i propri clienti con l’imposta di soggiorno, le categorie del settore turistico hanno versato un contributo volontario al Comune.
Quanti faranno altrettanto?
 

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