Smart working: per gli italiani viaggiare vale più della carriera

Secondo una ricerca condotta da OnePoll più della metà delle persone preferisce lavorare senza smettere di viaggiare piuttosto che fare carriera

Il Coronavirus ha cambiato tutto: le nostre abitudini, il modo di viaggiare, la quotidianità e persino i sogni e i desideri. Forse, neanche tanto tempo fa, c’era una grande fetta di popolazione che si “accontentava” di organizzare una o due vacanze l’anno in concomitanza con il periodo di ferie previsto dal contratto lavorativo. Oggi questo scenario è più lontano che mai dalla realtà.

Con l’attivazione della modalità di lavoro da remoto, sono tantissime le persone che hanno scelto di cambiare vita, viaggiando, per esempio, o trasferendosi in altre città o in paradisi terrestri dall’altra parte del mondo grazie al visto per nomadi digitali.

Una tendenza, questa, destinata a cambiare per sempre il modo di viaggiare ma anche di concepire il lavoro. E a dimostrarlo è uno studio condotto da OnePoll e commissionato da Citrix Systems Inc. che ha confermato che più della metà dei lavoratori preferisce rinunciare alla carriera in cambio della possibilità di lavorare in smart working e mettere in pratica la perfetta fuga dalla città.

Così ecco che i piccoli borghi e i villaggi rurali vengono sempre più preferiti rispetto alle grandi metropoli italiane. Secondo la ricerca, infatti, il 53% dei lavoratori preferisce la diminuzione di stipendio in cambio dell’opportunità di poter lavorare da casa o comunque da un luogo diverso dalla sede fisica del lavoro.

Lo smart working ha aperto tutta una serie di possibilità univoche per le persone che escludiamo si possa tornare indietro. Lo dimostrano i dati di questa ricerca e il fatto che molti professionisti hanno scelto di cavalcare la tendenza del nomadismo digitale, andando alla ricerca di case alternative rispetto alle proprie abitazioni cittadine.

C’è chi si è trasferito al sud, per lavorare immerso negli scenari più belli d’Italia con vista mare, come ha dimostrato il fenomeno del south working al quale abbiamo assistito la scorsa estate e chi ha preferito i meravigliosi borghi d’Italia. A tutto questo si è aggiunta la grande offerta di destinazioni italiane, e mondiali, per accogliere gli smart worker, considerati i nuovi turisti del lasso.

Sono nati gli smart village, come quello di Santa Flora, e si sono susseguite tutta una serie di soluzioni e di nuove formule per l’hospitality da parte di tutte le città del mondo. Non solo Italia, quindi. La società di ricerche OnePoll ha confermato che la scelta di abbandonare la città e cambiare vita, per uno stile più tranquillo e rilassato, è sempre più diffusa dai lavoratori.

Una percentuale pari al 57% degli intervistati, ha infatti dichiarato la voglia di trasferirsi in un’area rurale e diversa dal proprio domicilio, pur continuando a lavorare in maniera flessibile. Il 76% degli intervistati, invece, ha dichiarato invece la volontà di perseguire il lavoro agile pur di viaggiare e trasferirsi, per brevi o lunghi periodi, in altre città e Paesi. A quanto pare la ricerca della felicità viene prima della carriera.

 

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