Omaui, il villaggio che non vuole più i gatti (per proteggere le altre specie)

L'animo predatorio dei gatti mette in pericolo le altre specie. La Nuova Zelanda si prepara al divieto, tra le polemiche dei locali

Limitare i gatti per tutelare le altre specie. Questo il progetto in atto in Nuova Zelanda, che fa sorgere però non poche polemiche tra i locali.

In Nuova Zelanda un piccolo paesino, Omaui, è divenuto rapidamente celebre dopo aver messo al bando ogni gatto, in nome del rispetto per la biodiversità. Il tutto è legato a un programma regionale del consiglio del Southland, che potrebbe condurre alla creazione di una vera e propria cat free zone nella costa sud.

Lo scopo è quello di riuscire a salvaguardare le più di 150 specie protette del Paese, dagli uccelli agli anfibi, a rischio sopravvivenza proprio a causa dei gatti, che tendono a predarli. Ad Omaui vivono circa dieci gatti randagi (a fronte di 35 abitanti circa) e l’imposizione non sembra essere andata giù ai locali.

Il programma prevede la sterilizzazione dei felini, che verranno in seguito registrati e dotati di microchip. Non potranno dunque riprodursi e, alla loro morte, gli abitanti non potranno averne altri. Abitanti che protestano, anche per il timore di veder aumentare il numero di roditori nella zona.

La decisione regionale va però a inserirsi in un piano ben più ampio, destinato a coinvolgere l’intera Nuova Zelanda, impegnata a proteggere la fauna autoctona da qualsiasi predatore. Si mira a contenere le perdite in maniera considerevole entro il 2050. Il tutto ha avuto inizio nel 2016, quando nel mirino vi erano opossum e ratti, che per anni si sono cibati di uccelli rari, rettili e insetti, causando inoltre danni ingenti all’agricoltura, stimati in 1.7 miliardi.

Una precisazione in merito è giunta da John Collins dell’Omaui Landcare Trust: “Non odiamo i gatti. Vorremmo però vedere dei padroni responsabili. Questo non è un luogo veramente adatto a loro”. I felini in questione, lasciati liberi, andrebbero a caccia nelle ore notturne, contribuendo alla diminuzione di svariate specie di uccelli.

Intervistati dal giornale Newshub, alcuni residenti hanno detto la loro, spiegando le proprie ragioni in maniera chiara. Uno di questi è il 75enne Terry Dean: “Ti dicono, da un giorno all’altro, che è finita per i tuoi gatti. I suoi amati animali. O finiscono in trappole o non possono essere rimpiazzati”. Nico Jarvis, altro residente, sposta invece l’attenzione sui roditori: “Se non potessi avere un gatto, vivere qui sarebbe insalubre per me”.

Come detto però, è l’intera Nuova Zelanda a muoversi in questa direzione. Sull’isola di Kapiti ad esempio, ogni gatto senza microchip ritrovato in un’area ecologicamente significativa, potrebbe essere catturato.

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