Nubifragi e uragani: l’Italia verso un clima tropicale

La fascia dei Tropici si sta allargando e ha quasi raggiunto Roma: ecco le conseguenze

L’Italia è destinata a diventare un Paese dal clima tropicale. Quello che fino a oggi poteva sembrare un’impressione è invece realtà: i confini dei Tropici – e con essi le rotte degli uragani – si stanno avvicinando, spostandosi verso i Poli e di conseguenza verso il Belpaese, con tutti i danni che ne conseguono.

Non è un caso insomma se negli ultimi dieci anni sempre più in Italia abbiamo assistito a un eventi estremi quali inondazioni e improvvise piogge torrenziali, tipiche delle latitudini tropicali, a intervallare periodi di caldo torrido con temperature sopra la media.
I Tropici insomma arriveranno a inglobare l’Italia, mentre l’Inghilterra potrà dire addio alla caratteristica e fastidiosa pioggerellina, in quanto presto beneficerà del clima caldo soleggiato che, almeno fino a poco tempo fa, baciava Roma.

Uno scenario inquietante ma purtroppo molto probabile, assicura una ricerca dell’Università della California a San Diego pubblicata su Nature, che dopo aver studiato con l’aiuto dei satelliti la forma e la posizione delle nuvole negli ultimi 25 anni, ha rilevato un aumento del loro spessore. Il che sta a significare che le precipitazioni potrebbero essere mediamente più intense rispetto al passato. Nella fascia tropicale allargata, invece, la copertura nuvolosa si sarebbe ridotta in superficie del 13% negli ultimi 25 anni.
Se da un lato infatti il colore bianco delle nuvole riflette i raggi del Sole e mantiene fresco il pianeta, dall’altro esse intrappolano il calore della superficie terrestre impedendo a quest’ultimo di disperdersi nello spazio.

L’ipotesi di un allargamento della fascia tropicale, già stata suggerita nel 2004, oggi viene confermata: dai 23 gradi di latitudine dei due Tropici tradizionali, Cancro e Capricorno, i Tropici sarebbero arrivati attorno ai 40 (Roma si trova a 42). Ecco il perché delle ondate di siccità in California, Australia e in Italia, oltre alla presenza di uragani a latitudini finora inusuali per il passato.

A questo punto ci sarebbe solo da sperare in una poco auspicabile grande eruzione. Infatti, aggiungono i ricercatori americani, il riscaldamento globale è esacerbato dall’esaurimento dell’effetto delle due ultime grandi eruzioni della Terra, quella del vulcano messicano El Chichón del 1982 e quella del filippino Pinatubo nel 1991. Le loro polveri a quanto pare avrebbero rinfrescato l’atmosfera, ricoprendola di un velo di polveri che riflettevano il calore del Sole.
“Ci aspettiamo – concludono gli scienziati – che la crescita dei gas serra faccia proseguire anche in futuro queste trasformazioni delle nuvole. A meno che non arrivi un’altra grande eruzione imprevista”.

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