Nel Mediterraneo, nasce l’Itinerario culturale europeo subacqueo

La proposta di creare un itinerario europeo del patrimonio culturale subacqueo del Mar Mediterraneo coinvolgerebbe quattro regioni italiane e altrettanti Paesi

Si chiama “Mediterranean Underwater Cultural Heritage” e l’idea di creare un itinerario culturale sotto il mare a livello europeo è sortita in occasione della XXIII Borsa mediterranea del turismo archeologico (BMTA) di Paestum, in provincia di Salerno.

La proposta di creare un itinerario europeo del patrimonio culturale subacqueo del Mar Mediterraneo coinvolgerebbe quattro regioni italiane e altrettanti Paesi che s’affacciano sul Mare Nostrum.

L’itinerario subacqueo in Italia

Al centro di questo inedito itinerario ci sarebbero la Calabria, la Campania, la Puglia e la Sicilia. Il resto dell’itinerario si svilupperebbe tra Grecia, Egitto, Israele e Turchia. In particolare, si tratterebbe di creare un unico percorso tra i siti archeologici subacquei di Baia Sommersa nei Campi Flegrei e il Parco Sommerso di Gaiola, in Campania, le Isole Egadi, Pantelleria, Plemmirio e Ustica, in Sicilia. E poi, Egnazia, in Puglia, le Isole Tremiti e San Pietro in Bevagna, nel tarantino. Il tragitto subacqueo arriverebbe anche a Capo Rizzuto, in Calabria.

Il percorso nel Mediterraneo

Tappa obbligata di questo meraviglioso percorso sarebbe senza dubbio Pavlopetri, l’antica città sommersa abbandonata al largo della costa della Laconia, nel Peloponneso, in Grecia, e poi l’isola delle Sporadi di Peristera. L’itinerario scenderebbe a questo punto ad Alessandria d’Egitto, a Cesarea Marittima, in Israele, e a Kizlan, in Turchia.

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Il sito sommerso di Pavlopetri in Grecia

Questo nuovo itinerario rappresenterebbe una risorsa chiave per il turismo responsabile e sostenibile, rispondendo ai requisiti richiesti dal Consiglio d’Europa e con la considerazione che ci sono ancora pochi siti attrezzati e fruibili al pubblico sia in Italia sia nel resto del Mediterraneo.

La richiesta di certificazione al Consiglio d’Europa ha, dunque, l’obiettivo di mettere in luce le potenzialità del turismo archeologico subacqueo, che può offrire al viaggiatore un’esperienza inedita nel segno dell’archeologia.

La candidatura di questo inedito itinerario sommerso nasce da un’intuizione di Ugo Picarelli, direttore e fondatore della BMTA: “L’itinerario va a colmare un vuoto, dal momento che tra i 45 attualmente certificati non ce n’è uno dedicato all’archeologia”, ha spiegato Picarelli “Grazie all’archeologo Sebastiano Tusa, che nel 2004 ha istituito la Soprintendenza del Mare in Sicilia, ho compreso le grandi potenzialità di sviluppo turistico ed economico offerte dal patrimonio sommerso. La Sicilia vanta 23 itinerari in 16 località, frutto del grande lavoro di Sebastiano, ma è manchevole sul fronte dello sviluppo dei servizi turistici integrati nelle località di interesse per cui, almeno per adesso, non può offrire un vero prodotto turistico”. Picarelli ha poi posto l’accento sulle opportunità offerte “da Baia Sommersa nei Campi Flegrei e dal Parco di Gaiola, a Napoli” che, con la mediazione di Fabio Pagano, direttore del Parco archeologico dei Campi Flegrei, e Paolo Giulierini, direttore del Museo archeologico di Napoli (MANN), potranno innescare “un processo di sviluppo dei territori costieri campani noti per il patrimonio sommerso”.

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Foto aerea delle strutture sommerse di Porto Giulio (concessione del Parco archeologico dei Campi Flegrei)

Sulla valenza culturale di questo Itinerario si è soffermato anche Louis Godart, accademico dei Lincei e Componente del Consiglio scientifico della Maison de l’histoire européenne al Parlamento europeo. “L’Itinerario Culturale Europeo ‘Mediterranean Underwater Cultural Heritage’ insiste su un aspetto fondamentale legato alla riscoperta dell’immenso patrimonio archeologico e storico legato al Mare Nostrum”, ha sottolineato Godart “È essenziale far conoscere la ricchezza rappresentata dai reperti, che da millenni giacciono sui fondali del Mediterraneo e che gli scavi subacquei condotti ovunque, e in particolare nelle acque dell’Italia e della Grecia, hanno riportato e stanno riportando alla luce”. Godart si è impegnato, in qualità di esperto, designato dalla Commissione e dal Parlamento europeo, per contribuire alla grande Conferenza sul futuro dell’Europa, a “sostenere la candidatura di questa iniziativa di fronte alle istanze europee”.

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“La ricerca archeologica subacquea è una disciplina relativamente giovane, ma è già riuscita a riportare alla luce testimonianze di straordinario valore, che cambiano radicalmente le nostre conoscenze sul passato del Mediterraneo”, ha precisato Godart. “Il ritrovamento dei Bronzi di Riace, per esempio, ha rivoluzionato le nostre conoscenze sulla statuaria greca e anche sui rapporti tra Grecia e Magna Grecia. La scoperta del relitto di Ulu Burun, databile al II millennio a.C. lungo le coste della Turchia, permette oramai di illustrare in modo concreto non solo l’intensità dei rapporti tra il Vicino Oriente e l’Egeo, ma anche la diffusione della scrittura in ambito non palaziale. Lo scavo del compianto Sebastiano Tusa ha riportato alla luce le straordinarie testimonianze della battaglia delle Egadi del 10 marzo 241 a.C. e aperto una nuova pagina nel grande libro della storia”.

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Alcuni sub nel mare di Lipari

Luigi Fozzati, coordinatore scientifico della Conferenza mediterranea sul turismo archeologico subacqueo, ha invece posto l’accento sull’importanza di preservare i siti di archeologia subacquea, disciplinando anche il flusso turistico. “I siti sommersi sono meta internazionale di un numero sempre maggiore di turisti subacquei”, ha spiegato Fozzati. “Sono circa 30 milioni i subacquei certificati a livello mondiale e circa 6 milioni quelli che si sono tuffati almeno una volta senza certificazione. La crescita esponenziale di questa attrazione pone già alcuni problemi o esigenze primarie: tutela, conservazione, manutenzione e ricerca scientifica devono avere la precedenza assoluta. Il turismo archeologico, per svolgere appieno le proprie potenzialità, esige un sistema turistico locale integrato ed efficiente, nel quale attori diversi accettino e sappiano interagire nell’ambito di un’équipe interdisciplinare che comunque preveda sempre la presenza di restauratori e manutentori professionali”. Fozzati ha, poi, precisato che “non va trascurato l’elemento tecnologia: il turismo archeologico subacqueo è da subito anche una pratica tecnologica, in quanto necessita di una serie di apparecchiature”.

Sulla valorizzazione dei siti di archeologia sommersa punta anche l’archeologa Lina G. Mendoni, ministro della Cultura e dello Sport della Grecia. In particolare, il ministro greco focalizza l’attenzione su Pavlopetri e Peristera, che vanta il primo museo sottomarino della Grecia, inaugurato nell’agosto 2020. “Il patrimonio archeologico subacqueo in Grecia è enorme e valorizzarlo è uno degli obiettivi principali del ministero della Cultura e dello Sport greco che negli ultimi anni, in collaborazione con gli enti locali, ha avviato una campagna di valorizzazione e riqualificazione dei siti archeologici subacquei in varie zone del Paese, nel pieno rispetto della normativa nazionale ed internazionale. Lo scopo principale di questa campagna è quello di rendere i siti sottomarini, sia vicino alla costa sia in mare aperto, accessibili e attraenti non solo per la comunità subacquea ma anche per il grande pubblico. Pavlopetri e Peristera sono due siti in cui sono già state realizzate le necessarie opere infrastrutturali, nell’ambito di progetti pilota volti a rendere accessibile a tutti i due siti, anche attraverso sistemi di imaging digitale”.

Il ministro ellenico ha, poi, sottolineato: “Sostenibilità, sviluppo controllato e distribuzione uniforme dei flussi turistici durante tutto l’anno, e non su base stagionale, sono i principi chiave delle politiche attuate dal ministero ellenico. Questo è particolarmente vero per i siti costieri e sottomarini che sono per natura più vulnerabili e sono sempre più minacciati dagli effetti dei cambiamenti climatici”.

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Alcuni subacquei sul relitto Panarea III

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Nel Mediterraneo, nasce l’Itinerario culturale europeo subacqueo