Nelle Foreste Casentinesi si può praticare il “bagno di foresta”

Arriva dal Giappone lo Shinrin-Yoku, la terapia naturale dell’immersione nella foresta che cura tutti i mali

Arriva direttamente dall’isola di Shikoku, in Giappone, lo Shinrin-Yoku (che letteralmente significa “bagno di foresta”), la terapia naturale dell’immersione nella foresta che esiste dagli Anni ’80, da quando il governo giapponese, cioè, ha iniziato a notare gli effetti negativi del boom tecnologico sulla popolazione. Qui, da anni, esiste il Centro di Terapia Forestale che studia lo Shinrin-Yoku.

Secondo alcuni studi, è stato scoperto che quando le persone trascorrono alcune ore in un ambiente più naturale come foreste, parchi e altri luoghi con una grande concentrazione di alberi vi è un aumento delle difese immunitarie. Per questo motivo, se un individuo si reca in una foresta e respira profondamente può godere di numerosi benefici, tra i quali concentrazioni inferiori di cortisolo, diminuzione della frequenza cardiaca e della pressione sanguigna, diminuzione dello stress e cura alla depressione.

Il merito di questi benefici sarebbe da attribuire ai fitoncidi, monoterpeni del legno degli alberi che, oltre a rilasciare speciali sostanze nell’aria per proteggersi dal marciume e dagli insetti, sembrerebbero anche portare beneficio agli esseri umani. In Giappone, il bagno di foresta è diventato una parte essenziale delle cure preventive.

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Il Parco Nazionale Foreste Casentinesi, tra Emilia-Romagna e Toscana

La Forest Therapy Society, in Giappone, ha individuato ben 62 boschi del Paese perfetti per questa terapia. Oltre a Shikoku, ci sono anche Hokkaido, Tohoku, Kanto, Horukiku-Koshinetsu, Tokai, Kansai, Chugoku, Kyusyu e Okinawa.

Un ambiente analogo è stato individuato anche in Italia. Nel Parco Nazionale Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, nell’Appennino tosco-romagnolo, al confine tra Emilia-Romagna e Toscana, in un territorio da sempre a vocazione naturale e spirituale, è nato un progetto che parte dalla consapevolezza che la natura ha un impatto positivo sul benessere dell’individuo. Basta un ritiro di uno o più giorni in questi luoghi per sperimentare il risveglio dei sensi attraverso il contatto con la natura, l’alimentazione, il movimento e la meditazione, gli ingredienti perfetti per raggiungere l’obiettivo di salute globale.

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La Cascata dell’Acquacheta nel Paarco delle Foreste Casentinesi

A individuarne le potenzialità e a organizzare terapie nelle Foreste Casentinesi è stata l’associazione “La Grande Via”, fondata nel 2015 dall’epidemiologo Franco Berrino e dalla giornalista Enrica Bortolazzi, che organizza iniziative volte a promuovere la salute, il benessere e la longevità. Con il contributo di esperti e professionisti dell’ambito medico, della nutrizione, del movimento consapevole, della ricerca interiore, l’associazione intende diffondere e promuovere iniziative culturali e formative con l’obiettivo di apportare un contributo scientifico nella prevenzione delle malattie croniche e dell’invecchiamento precoce.

E, con la supervisione e il monitoraggio di medici, di guide forestali e di esperti professionisti della nutrizione, del movimento consapevole e della ricerca interiore, nel Parco Nazionale Foreste Casentinesi si viene guidati nella via terapeutica delle foreste tramite un programma di attività sensoriali: dalle camminate alla contemplazione dei frattali, dall’ascolto degli elementi – come acqua e vento – alla cucina macro-mediterranea, dalla composizione floreale alla conoscenza degli olii essenziali.

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Il parco da Badia Prataglia, sul versante toscano

“È noto che gli alberi comunicano fra loro, con i microbi e i funghi che assistono le loro radici, con gli insetti utili e dannosi, con i grandi animali che se ne nutrono”, spiega il dottor Franco Berrino, già direttore del dipartimento di Medicina preventiva e predittiva dell’Istituto tumori di Milano. “È anche noto che noi uomini possiamo dare messaggi alle piante che, se amate, crescono meglio. Pare logico, quindi, anche ipotizzare che le piante possano inviare messaggi all’uomo… Sono sufficienti anche brevi periodi di cammino in foresta, dell’ordine di mezz’ora-un’ora, per riscontrare effetti fisiologici, ed è logico ipotizzare che periodi più lunghi abbiano un impatto significativo sul rischio di sviluppare o dell’aggravarsi di patologie croniche”.

“Foreste come quelle del Parco nazionale sono ormai universalmente riconosciute dal mondo scientifico come sistemi adattativi a complessità progressiva”, ha spiegato Alessandro Bottacci, direttore del Parco. “Perché una foresta possa compiutamente svolgere tutte le sue interconnesse funzioni è necessario che siano assicurati spazi e intervalli di tempo estesi, che tengano anche conto della difficoltà per l’uomo di concepire e rispettare cicli di vita enormemente più lunghi dei suoi. Il Parco nazionale, con le sue foreste di valore inestimabile, rappresenta il laboratorio ideale per la ricerca scientifica che andiamo a sviluppare con l’associazione La Grande Via”.

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La Cascata Urlante nelle Foreste Casentinesi

“Gli esiti di questa ambiziosa sperimentazione, che mira a quantificare con parametri medici il beneficio dell’immersione in foresta, potranno andare ad ampliare ulteriormente il novero delle funzioni riconosciute agli ecosistemi forestali complessi, per superare una ormai anacronistica dicotomia tra conservazione e sviluppo”, ha spiegato Luca Santini, presidente del Parco. “Le nostre straordinarie foreste contribuiscono alla tutela della biodiversità, svolgono un ruolo fondamentale nel ciclo delle acque, garantiscono la difesa da frane e erosioni, e si prendono carico dell’assorbimento di tonnellate di carbonio. Basti pensare che recenti stime fissano l’assorbimento annuale da parte di un faggio vetusto come l’equivalente, nello stesso arco temporale, di sette automobili”.

Il parco delle Foreste Casentinesi è un luogo meraviglioso e ancora molto selvaggio. L’80% della superficie è costituita da boschi. Il versante Emiliano è ricco di corsi d’acqua. Tra i più famosi c’è la cascata dell’Acquacheta, non solo per la portata del salto (80 metri), ma anche perché è stata citata da Dante nel canto XVI dell’Inferno nella “Divina Commedia”. Unico lago è quello artificiale di Ridracoli, nell’omonima valle. All’interno del parco ci sono anche dei centri abitati, come Badia Prataglia e San Benedetto in Alpe, e poi Camaldoli, con il celebre Eremo, sorto per volontà dei monaci in cerca di clausura e La Verna, dove c’è il Santuario Francescano e dove, nel 1224, si ritirò in preghiera lo stesso San Francesco.

Le attività nella foresta di La Grande Via, a contatto con la natura, vengono svolte a partire dal primo giorno di primavera fino a settembre.

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Poggio Collina e la Valle di Ridracoli dove si trova l’omonimo lago

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