Come ripartirà il turismo in Italia: il piano del ministro Dario Franceschini

La promozione del governo italiano per attirare i turisti di nuovo in Italia, la meta di viaggio più desiderata del mondo

Che il turismo abbia subito un crollo non è un segreto e l’Italia, che di turismo vive (vale il 13% del nostro PIL), è stata molto penalizzata. Secondo quanto è emerso in occasione di un incontro online intitolato “Turismo prossimo venturo: il rilancio riparte dai territori”, organizzato da ISNART-Unioncamere per l’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di commercio, la situazione risulta a dir poco drammatica (-90% di fatturato secondo Pier Ezhaya, presidente di Astoi, l’associazione dei tour operator).

In base ai dati raccolti, il 2020 si chiude con 53 miliardi di euro in meno rispetto al 2019 e per i primi tre mesi del 2021 si stima una perdita di ricavi di 7,9 miliardi di euro. Il motivo è dovuto principalmente alla riduzione di turisti internazionali in tutto l’arco dell’anno per via della pandemia di Covid e che nei mesi estivi ha superato il 60% e si stima che per i primi mesi del 2021 ci sarà una riduzione del 60% dei flussi italiani e dell’85% di quelli internazionali.

E il futuro non appare affatto roseo. Secondo l’Osservatorio, infatti, tra luglio e ottobre 2020, un quinto di consumatori a livello mondiale ha dichiarato di voler rinunciare ai viaggi internazionali, citando tra le motivazioni quella di voler ridurre l’impatto ambientale. La scorsa estate, ben l’81% dei turisti italiani ha scelto mete in base a criteri di sicurezza e l’attività sportiva è stata la principale motivazione di vacanza. Tali comportamenti sono destinati a perdurare nel tempo, condizionando fortemente le scelte della destinazione.

Al webinar è intervenuto anche il ministro per i Beni e le attività culturali e per il Turismo, Dario Franceschini, secondo il qualei “Finita l’emergenza sanitaria, il turismo tornerà molto in fretta, tornerà impetuoso e con quei tassi di crescita enormi che abbiamo conosciuto negli ultimi anni. Gli stranieri, che nel 2019 contavano il 50% dei turisti in Italia, torneranno presto.

Prima ci siamo concentrati sul sostegno alle aziende dei due settori, cultura e turismo, che hanno avuto accesso agli ammortizzatori sociali con misure aggiuntive per chi è stato maggiormente colpito, come gli alberghi, le agenzie di viaggio, le città d’arte (che a inizio anno hanno subìto un forte calo turistico). Ora il tema è ben più vasto e quindi serviranno ulteriori misure finché la crisi dura, ma serve anche una strategia di fondo per la ripresa.

Quando tornerà il turismo internazionale, ci troveremo di colpo ad affrontare degli eccessi di crescita, a dover affrontare il tema degli affollamenti e dei ticket d’ingresso nelle città. Il piano quinquennale che avevamo è stato interrotto dal Covid e dobbiamo farne uno nuovo alla luce di quanto è accaduto. Con gli interventi del Recovery Fund e con strategie condivise dobbiamo distribuire il turismo su tutto il territorio nazionale.

Nel Recovery ho chiesto aiuti su alcune direttrici: prima di tutto la riqualificazione delle strutture ricettive, per non puntare su un turismo di tipo mordi-e-fuggi, bensì su un turismo di alta qualità con alta capacità di spesa; poi le infrastrutture, come gli aeroporti e le ferrovie con treni ad alta velocità per arrivare in tutto il Paese, compreso il Sud e la Sicilia; ci sarà poi un grande intervento sull’Italia cosiddetta ‘minore’, quella dei borghi che devono essere ripopolati magari come borghi diffusi, dei cammini (abbiamo cento Santiago di Compostela), delle ferrovie inutilizzate (1000 km) delle piccole città d’arte, del food, delle bellezze naturali, insomma del turismo lento.

E, infine, la promozione sarà diversa, non sarà più ‘Venite a vedere l’Italia’ perché è già la meta di viaggio più desiderata del mondo, ma dobbiamo renderla attrattiva dal punto di vista dell’accoglienza e della sicurezza. Le persone, nel futuro, anche a pandemia finita, andranno in un Paese se sapranno che è sicuro, se ha un buon welfare e una buona assistenza sanitaria, anche perché il turismo è sempre più anziano, e su questo dobbiamo ancora fare molto. Dobbiamo quindi utilizzare questo tempo per governare la crescita impetuosa che vi sarà non appena sarà finita la pandemia”.

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