Cinque Terre: da paradiso fuori rotta a inferno

L’eccesso di turisti sta trasformando questo “luogo idilliaco” in un vero incubo

Capita spesso che gli stranieri che visitano l’Italia si facciano un’idea molto più obiettiva di noi italiani. È accaduto anche per le Cinque Terre, il paradiso della Liguria, fatto di piccoli borghi dalle case color pastello arroccati sulle montagne e affacciati sul mare blu. Un vero paesaggio da cartolina, tanto da esserle valso la nomina nella lista dei Patrimoni mondiali dell’Unesco.

Il sito Topic Magazine ha pubblicato un articolo intitolato “Cinque Terror”, spiegando come l’eccesso di turisti – il cosiddetto fenomeno dell’overtourism di cui stanno soffrendo molti altri luoghi d’Italia ma non solo – stia trasformando questo “luogo idilliaco” in un vero incubo.

Secondo i dati, sono all’incirca 2,5 milioni i turisti che visitano le Cinque Terre ogni anno, molti europei, ma anche americani e asiatici. Ogni anno le navi da crociera scaricano nei porti di Genova e La Spezia miglioni di persone che cercano di raggiungere i cinque borghi liguri. Altri arrivano con il treno locale che fa tappa in ogni stazioncina. Altri ancora, amanti del trekking, le raggiungono a piedi percorrendo i sentieri a mezza costa che collegano i villaggi.

Le autorità locali cercano di intervenire come possono perché i turisti, oltre a essere tantissimi, sono diventati piuttosto molesti. Lo scorso mese di marzo è entrata in vigore una legge che vieta di indossare le infradito e che prevede una multa di 2.500 euro per chi le indossa. Il motivo è incredibile: indossando queste ciabattine di gomma, racconta il giornalista Andy Wright che ha scritto l’articolo, la gente si arrampicava sulle rocce e ne combinava di tutti i colori, facendosi anche male. Alcuni sono stati persino recuperati dagli elicotteri perché si erano sfracellati tra le rocce. Costo del soccorso in elicottero: 5mila euro all’ora.

Gli abitanti Monterosso, Vernazza, Corniglia, Manarola e Riomaggiore – le Cinque Terre – si lamentano dei comportamenti dei visitatori che vengono in giornata, spiega Topic. “Vengono qui e in poche ore spendono tutto quello che possono. Poi se ne vanno, ma non prima di aver scarabocchiato il loro nome da qualche parte imbrattando muri, treni, cartelli stradali e persino incidendo i castus”. Ma non è tutto, prosegue il magazine “pur di raggiungere un punto dove fare una foto o scattarsi un selfie, spostano i cartelli di divieto rovinando il paesaggio che si cerca di tutelare. E, poiché nei borghi non ci sono bagni pubblici a sufficienza per le orde di turisti, fanno i loro bisogni nei giardini privati o davanti agli usci delle abitazioni”. Insomma, la situazione dipinta dal sito sembra davvero terribile. Possibile che noi italiani non ce ne siamo ancora accorti?

“C’è solo un posto alle Cinque Terre che sembra tranquillo”, conclude il giornalista “ed è sui social”. Se si sfogliano le 1,6 milioni di foto postate su Instagram con l’hashtag #cinqueterre sembra che a Manarola non ci sia anima viva. “Se appare qualche figura umana, di solito è una sola ed è quella della persona che sta postando, con lo sguardo sognante verso l’orizzonte e le case in technicolor che fanno da sfondo. A tutti color che sfogliano le foto le Cinque Terre appaiono un luogo isolato. Ciò che non capiscono è che la verticalità del posto si presta s scattare foto dall’alto, da dove sembra che non ci sia anima viva e non si vede la folla che si accalca nei vicoletti e sui porticcioli” (qui l’articolo originale).

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