Chernobyl, cosa resta a 30 anni dal disastro

Un sarcofago di cemento ci separerà per i prossimi 100 anni dal reattore 4

Un nuovo sarcofago di cemento, alto 110 metri, lungo 164 e largo 257, sarà la nuova tomba del reattore numero 4, che nell’aprile 1986 esplose a Chernobyl, mettendo fine alla vita nelle vicinanze della centrale nucleare ed esponendo alle radiazioni mezza Europa.

Ancora oggi molte persone soffrono i danni provocati dalle radiazioni ai loro fisici, come tumori e malformazioni. Successivamente all’esplosione, al fine di contenere le radiazioni che fuoriuscivano da quello che restava del reattore della centrale nucleare, venne realizzato un primo sarcofago composto da grandi blocchi di cemento che, di fatto, avvolgevano le macerie. La sua realizzazione costò la vita a molti degli operai che vi lavoravano, a causa delle fortissime radiazioni presenti nell’area. Infatti, a tutt’oggi l’interno del reattore resta inaccessibile agli uomini e anche le macchine robotizzate hanno vita breve in quell’inferno di radiazioni e calore: i circuiti elettrici infatti non reggono alle elevate temperature emesse.

Proprio le elevate temperature presenti nelle rovine del reattore hanno provocato seri danni alla struttura in cemento del primo sarcofago. Di qui la necessità di costruirne uno nuovo che secondo le previsioni avrà una durata tripla rispetto al precedente. Nel progetto, sviluppato da una grande azienda francese, c’è anche la mano italiana, un’azienda di Pordenone infatti si occuperà della fornitura della carpenteria metallica necessaria per la struttura del nuovo sarcofago. La realizzazione dell’opera era prevista per il 2015, tuttavia il suo costo elevato (2,15 miliardi di euro), le tensioni internazionali nell’area, e la difficoltà di lavorare in un ambiente ostile, hanno posticipato di almeno un paio di anni la conclusione dei lavori. L’intervento servirà a contenere le radiazioni e far si che non si propaghino nelle aree circostanti.

Tuttavia i problemi non si limitano a contenere le radiazioni, sarà anche necessario smaltire tutti i materiali presenti nel sito ed ormai contaminati dalle radiazioni e dunque nocivi per la presenza di esseri viventi. A tal proposito fa un certo effetto la ricerca condotta da un gruppo di ricerca dell’università di Potsmouth, secondo cui la vita animale nei pressi di Chernobyl è addirittura superiore a quella antecedente l’incidente nucleare. Il perché sarebbe da ricercare dalla scomparsa di forme di antropizzazione nell’area. Alci, cervi, cinghiali, volpi e lupi sono oggi gli unici abitanti della zona e senza la presenza umana proliferano senza essere disturbati da alcuno.
Unica presenza umana rilevata negli ultimi tempi, al di là dei tecnici, sono i fotografi, impegnati ad immortalare quello che resta della centrale e della vicina città fantasma.

 

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