Agrigento: scoperte due antiche fornaci

La Valle dei Templi, definita ‘la più bella città tra i mortali‘, non smette mai di stupire: l'incredibile scoperta che ha portato alla luce antiche fornaci e una grande dimora

Continuano le scoperte nell’area della Valle dei Templi di Agrigento, una splendida e antica città che fu persino definita da Pindaro nel 470 a.C. ‘la più bella città tra i mortali‘. E proprio qui sono state riportate alla luce due fornaci risalenti alla fine del VI e la metà del V secolo a.C., e una grande casa privata con pitture e mosaici colorati, edificata tra la fine del III e l’inizio del II secolo a.C.

Chi ha condotto gli scavi

Gli scavi, guidati dall’Università di Bologna, sono stati realizzati grazie a una stretta collaborazione avviata nel 2016 con il Parco Archeologico e Paesaggistico “Valle dei Templi”.

Ma questo, in particolare, è iniziato nel 2019 ed è parte di un più ampio progetto sul tema delle attività produttive nell’antica Agrigento, sul quale sia l’Alma Mater che il Parco Archeologico sono impegnati da anni sotto la direzione di Vincenzo Baldoni, professore al Dipartimento di Storia, Culture, Civiltà.

Come sono le due fornaci

Le due fornaci, trovate nell’area artigianale, si distinguono per la loro forma: una è rettangolare, in parte scavata e in parte costruita su un pendio a sud delle antiche mura, e una circolare, posizionata a poca distanza ma con un diverso orientamento.

Entrambe sono databili tra la fine del VI e la metà del V secolo a.C., un’informazione rinvenuta grazie ai tanti materiali di scarto ritrovati al loro interno e negli scarichi adiacenti. Tra questi ci sono soprattutto anfore da trasporto di tipo “greco-occidentale”, tegole, altre classi di ceramiche e anche distanziatori e sostegni che venivano utilizzati dagli artigiani per le loro attività.

E, come spiegato dal professor Baldoni: “le indagini in questa area forniscono nuovi e rilevanti dati sul tema della produzione artigianale di Agrigento e, più in generale, sull’economia dell’antica città greca, in uno dei suoi periodi di maggiore sviluppo e fioritura […]. Nei prossimi anni vogliamo proseguire e ampliare queste indagini, con l’obiettivo di comprendere più nel dettaglio l’articolazione dell’area, dei suoi impianti produttivi e dei manufatti che qui si realizzavano“.

Gli scavi per la grande casa privata

L’altra campagna di ricerca, iniziata nel 2016, è stata invece dedicata allo scavo di una casa nel quartiere Ellenistico-Romano dell’antica Agrigento. Indagini che hanno permesso di ampliare la conoscenza di questa grande dimora costruita tra la fine del III e l’inizio del II secolo a.C.

Si tratta di una casa “a pastàs”, vale a dire che è stata edificata secondo uno schema tipico del mondo greco, con un portico trasversale che disimpegna gli ambienti più prestigiosi, tutti disposti nel settore nord. A rendere l’edificio particolarmente interessate è il suo perfetto stato di conservazione.

Infatti, le zone di questa abitazione sono rimaste sigillate nel tempo grazie a un crollo, avvenuto forse nel II secolo d.C. Un avvenimento che ha permesso agli studiosi di recuperare un contesto unitario, con pavimenti e pitture parietali.

La distruzione o la demolizione dell’edificio, avvenuta tra la fine del II e gli inizi del III secolo dopo Cristo, ci ha permesso di riportare alla luce i pavimenti e le pitture parietali del piano superiore, oltre a frammenti di un grande mosaico policromo e pregevoli pitture riferibili al cosiddetto ‘secondo stile pompeiano (meglio noto come ‘stile architettonico’) che si trovavano sul pavimento del piano terra“, spiega il professor Lepore, confermando anche che gli scavi continueranno nei prossimi anni e con l’obiettivo di arrivare a una ricostruzione completa dell’abitato.

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Gli scavi nella Valle di Agrigento

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