La nebbia in Valpadana è un evento sempre più raro. Ecco perché

La nebbia in Valpadana è un evento sempre più raro e gli esperti ci spiegano perché

Mario Giuliacci

Mario Giuliacci Esperto di meteorologia

Fino a 30-40 anni fa uno degli eventi annunciati con maggior frequenza dai meteorologi, oltre al bel tempo portato dall’Anticiclone delle Azzorre e alle piogge causate dal passaggio dell’immancabile perturbazione atlantica, era la famigerata “nebbia in Valpadana”. Tuttavia, nonostante le fitte nebbie di questi giorni, negli ultimi anni i meteorologi nostrani sembrano aver dimenticato questo fenomeno tipico della stagione fredda, e oramai è raro sentirne annunciare l’arrivo.

Ma sono i previsori italiani che la snobbano o piuttosto è proprio la nebbia che lentamente sta abbandonando la nostra Penisola? In effetti, come spiegano gli esperti di meteogiuliacci, nel corso degli ultimi 40 anni durante i mesi invernali e autunnali, soprattutto nelle regioni settentrionali, i giorni di nebbia sono sensibilmente diminuiti e, altro fatto di rilievo, le nebbie raramente riescono a resistere fino alle ore centrali del giorno.

In particolare durante il mese di dicembre negli anni ’70 in Valpadana si contavano circa 15 giorni di nebbia, ovvero più o meno una giornata su due, e di queste nebbie quasi tutte erano così fitte da insistere anche nelle ore pomeridiane e da nascondere quindi il sole e il paesaggio per tutto il giorno.

Tuttavia già alla fine degli anni ’90 le giornate nebbiose a dicembre in Valpadana sono scese a circa 7-8, quindi appena la metà rispetto al ventennio precedente, e per di più con nebbie sufficientemente dense da resistere per l’intera giornata mediamente solo in 3-4 giornate al mese: insomma, una drastica riduzione di questo fenomeno che da una parte scagiona i meteorologi e dall’altra costringe a cercare altrove i colpevoli per i mancati annunci di “nebbia in Valpadana”.

In effetti nelle grandi pianure del Nord durante la stagione fredda la maggior parte delle nebbie sono quelle dette “da irraggiamento”: nascono cioè a causa delle grosse quantità di calore irraggiato (e quindi perso) verso lo spazio dal suolo durante le ore notturne, quando il raffreddamento della superficie si trasmette poi anche al primo strato di atmosfera, causando la condensazione del vapore in eccesso in minuscole goccioline di nebbia (l’aria fredda difatti può contenere meno molecole di vapore dell’aria calda).

Nel corso degli anni 80’ e ’90, e ancor più durante l’inizio di questo nuovo millennio, le nostre stagioni invernali però son divenute via via sempre più miti, con nottate meno fredde di un tempo. Inoltre le piovose perturbazioni atlantiche che un tempo portavano proprio al Nord abbondanti precipitazioni invernali, con l’effetto di rendere assai umido il terreno, sempre più spesso scelgono traiettorie che le conducono lontano dalla nostra Penisola, facendo mancare nelle regioni settentrionali una grossa fetta delle piogge che cadevano fino a qualche decennio fa. Ecco allora che questo deficit di freddo e di umidità, ovvero i due ingredienti indispensabili alla nebbia, assieme alla diminuzione delle concentrazioni di biossido di zolfo (che faceva da catalizzatore per il vapore), ha reso i famigerati nebbioni della Valpadana sempre più rari.

Mario Giuliacci Esperto di meteorologia Laureato in Fisica. Dal 1969 al 1990 Ufficiale Svz meteo A.M.. Dal 1986 al 2010 Docente Fisica Atmosfera Università Milano. Dal 1995 al 2010 Direttore Centro Epson Meteo e Meteorologo Ch5. Direttore del sito meteogiuliacci.it e autore molte opere di Meteorologia.

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