I borghi italiani sono il futuro del nostro turismo (e non solo)

Intervista a Roberto Giovannini, direttore di "Borghi Magazine"

I borghi sono luoghi ricchi di storia, di cultura e di tradizioni, ecco perché sono molto amati dai turisti, specie gli stranieri, che trovano in questi piccoli abitati l’autenticità di una volta. Negli ultimi tempi, i borghi hanno assunto anche un nuovo ruolo inaspettato. Se per anni sono stati abbandonati dagli abitanti in cerca di lavoro altrove, oggi lo smart working ne ha rivalutato il valore e la qualità della vita.

«Finora ci si era accontentati di visitare i borghi e trascorrervi qualche ora o magari un weekend: adesso ci si è resi conto che un’altra vita è possibile, senza per questo rinunciare a essere parte integrante della realtà del lavoro». A dirlo è Roberto Giovannini, direttore della testata “Borghi Magazine” intervistato da SiViaggia.

Qual è il vostro ruolo/contributo nella promozione dei borghi italiani, anche grazie a tutte le attività che promuovete e al vostro magazine?

«Borghi & Città Magazine» è entrato nel sesto anno di vita e in questo periodo – certo non breve per un giornale, di questi tempi – ha contribuito a raccontare e diffondere l’arte e la cultura dei Borghi più belli d’Italia e, più in generale, dei tanti luoghi meravigliosi che rendono unico il nostro Paese. Le numerose intese e collaborazioni che abbiamo avviato con enti e istituzioni ci hanno permesso di ampliare la nostra attività di promozione anche all’estero, garantendo una visibilità importante anche alle realtà più piccole e meno conosciute. Da non dimenticare poi che la rivista è da sempre redatta in duplice lingua, in italiano ed in inglese, per permettere una maggior informazione sia al visitatore straniero che è intenzionato a scoprire i nostri splendidi luoghi che ai tanti cultori delle realtà e tradizioni italiane presenti nel mondo».

Intervista borghi magazine

La rivista ha una nuova veste grafica, in cosa consiste e come mai questa scelta?

«Con l’editore si è voluto aumentare lievemente il formato della rivista per rendere ancora più spettacolare l’impatto delle immagini, che ovviamente rappresentano uno dei punti di forza della testata. L’art director ha disegnato un giornale contemporaneo, ispirato ai magazine più importanti e autorevoli, proiettando “Borghi & Città Magazine” in una dimensione internazionale. Ma naturalmente l’attenzione riservata alla veste grafica va di pari passo con quella per i contenuti, sempre esaustivi e curati in ogni dettaglio. Chi legge la nostra rivista raggiunge il luogo prescelto avendo le idee chiare su cosa aspettarsi e cosa visitare».

Quali sono le potenzialità non ancora del tutto sfruttate dei borghi italiani?

«Come ha scritto di recente Fiorello Primi, presidente dei Borghi più belli d’Italia e nostro editorialista, i segnali che riguardano l’attrattività dei nostri Comuni sono tanti e positivi, testimoniati in più circostanze da una figura autorevole come quella dell’architetto Stefano Boeri, convinto che la fuga dalle città dopo la pandemia sia inevitabile. Si fa sempre più concreta la possibilità di poter lavorare, negli anni a venire, qualche giorno a settimana nell’ufficio di città e gli altri giorni in posti meravigliosi. Finora ci si era accontentati di visitare i borghi e trascorrervi qualche ora o magari un weekend: adesso ci si è resi conto che un’altra vita è possibile senza per questo rinunciare a essere parte integrante della realtà del lavoro».

Cosa possono fare gli abitanti dei borghi per promuovere le loro eccellenze?

«Dimostrarsi ospitali, aperti a un turismo sempre più diffuso. Essere consapevoli che il visitatore è attratto, oltre che dalla bellezza dei luoghi, dalla possibilità di poter visitare territori ricchi di cultura e tradizioni che in qualche modo permangono nella vita quotidiana del Borgo; condividere quindi una bellezza che li circonda significa investire anche sul proprio futuro, perché sostenibilità non significa necessariamente isolamento. Certo, l’attenzione per il patrimonio culturale e artistico deve essere sempre elevatissima, senza concedersi inutili compromessi, che alla lunga si rivelerebbero nocivi».

Cosa possono fare i visitatori per i borghi?

«Avere rispetto, prima di tutto, nei confronti del borgo, di chi ci abita e dei ritmi che non sono ovviamente quelli delle metropoli. È giusto promuovere il più possibile il turismo, ma è allo stesso tempo fondamentale che sia un turismo consapevole e attento a non alterare equilibri che sono frutto di secoli di storia.

Come indicatoci dal Presidente del Parlamento europeo David Sassoli, in un’intervista esclusiva alla nostra rivista di maggio di Borghi & Città Magazine, “conoscere e apprezzare le ricchezze culturali nascoste nei piccoli borghi vuol dire proteggere la nostra identità europea e rilanciare un comune sentimento di appartenenza, favorendo – allo stesso tempo – anche una nuova idea di turismo, più sostenibile e attento alle ricchezze locali. (…) Cultura e creatività possono consentire ai cittadini di sentirsi protagonisti della loro vita”».

Come si diventa uno dei Borghi più belli d’Italia?

«Per poter entrare nell’Associazione de I Borghi d’Italia, che oggi annovera 315 borghi, bisogna superare un complesso iter di esame che si compone di oltre 70 indicatori. Nella “Carta di Qualità” si definiscono le modalità di attribuzione del marchio de I Borghi più belli d’Italia e i criteri di ammissione al Club. In estrema sintesi per essere eleggibile il borgo deve:

  • avere una popolazione non superiore a 2.000 abitanti nel borgo e non superiore a 15.000 nel Comune di appartenenza;
  • possedere un patrimonio architettonico e/o naturale certificato da documenti in possesso del Comune e/o dalla Sovrintendenza delle Belle Arti. Gli edifici storici devono prevalere sull’insieme della massa costruita e dar luogo ad un complesso esteticamente omogeneo;
  • offrire un patrimonio che si faccia apprezzare per qualità urbanistica e architettonica;
  • manifestare attraverso fatti concreti una volontà e una politica di valorizzazione, sviluppo, promozione e animazione, rispondente a determinati criteri.

Questi criteri devono essere rispettati e mantenuti nel tempo: se vengono per qualche motivo a mancare si perde di fatto la qualifica di “uno de I Borghi più Belli d’Italia”».

Dalle evidenze che avete dal vostro tour operator e quindi dal vostro osservatorio privilegiato, su cosa sono orientati i turisti? E ancora, arriveranno i turisti stranieri?

«Per poter rispondere correttamente alla domanda è opportuno prima capire quello che è avvenuto nell’ultimo anno. Da un’analisi per noi condotta dall’Istat risulta che il 2020 è stato per il turismo italiano il peggior anno da quando se ne tiene traccia a livello globale: le perdite, rispetto al 2019, sono state di quasi 229 milioni di notti (-53,3%), più accentuate per i clienti stranieri (-70,1%) rispetto ai clienti italiani (-36,1%), sebbene i «Borghi più belli», pur subendo la stessa dinamica, abbiano registrato perdite un po’ più ridotte (-41% contro -53%, in termini di presenze). Ulteriore dato è che particolarmente significative sono state le perdite nei borghi a vocazione marittima e in quelli a vocazione culturale, mentre risultano meno colpite le strutture extra-alberghiere rispetto a quelle alberghiere.

Tutto ciò per dire che il cosiddetto “turismo di prossimità” ha consentito di contenere le perdite registrate in tutto il settore, grazie a una riscoperta generale da parte dei turisti nazionali delle nostre splendide realtà, anche se purtroppo quelle che sono mancate sono state le presenze straniere. La riscoperta da parte dei turisti italiani, abbinata all’auspicata ripresa generale del turismo nel suo complesso, ovviamente non potrà che essere uno stimolo a offrire opportunità sempre più diversificate ed attrattive a tutti i livelli. E per questo i “Borghi”, mantenendo inalterata la loro realtà storico-culturale e ambientale, si stanno sempre più attrezzando!».

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