Viaggi in auto: chilometri di emozioni… ma occhio ai colpi di sonno

L'effetto "culla" della macchina rischia di rilassare troppo chi guida, perdere lucidità è un attimo e può costare caro. Lo studio di un'università australiana

Il colpo di sonno alla guida è una delle principali cause di incidenti stradali: nel maggio 2018 l’Automobile Club d’Italia (Aci) ha rivelato che solo nel nostro Paese 12mila collisioni all’anno sono provocate dall’assopimento del guidatore e purtroppo una media di 250 persone perde la vita in seguito a questo tipo di incidenti.

Le cause possono essere le più svariate, come mettersi al volante in preda alla sonnolenza per il troppo lavoro, per l’utilizzo scorretto di farmaci, per i postumi di una sbornia e simili. I sintomi spesso non arrivano all’improvviso, ma ci presentano avvisaglie che non dobbiamo sottovalutare. Di fronte ad alcuni campanelli d’allarme l’unica cosa da fare è fermarci e riposare. Senso di bruciore agli occhi, sbadigli ripetuti, la testa che tende a cadere di lato, difficoltà a mettere a fuoco ciò che c’è davanti a noi sono tutti segnali chiari in questo senso. Ma in alcuni casi a provocarci il sonno può essere addirittura il nostro veicolo.

E’ quanto emerge da uno studio pubblicato sul giornale ‘Ergonomics’ dal titolo “The Effects of Physical Vibration on Heart Rate Variability as a Measure of Drowsiness”, in cui è stato analizzato l’effetto rilassante delle vibrazioni trasmesse dai veicoli durante un viaggio. Vibrazioni che possono ricordare un massaggio di una sedia robotica e che possono quindi indurre il sonno, con conseguenze potenzialmente fatali.

Responsabile del lavoro è il professor Stephen Robinson, che opera al dipartimento di psicologia della RMIT University, in Australia. “Il nostro studio ha analizzato l’effetto di vibrazioni costanti a basse frequenze – ha spiegato -. Il risultato è che inducono progressivamente sonnolenza anche a persone nel pieno della salute, delle facoltà mentali e perfettamente riposate. Basta avvertire i primi sintomi di stanchezza per rischiare di assopirsi. In più, come abbiamo verificato, le vetture producono vibrazioni dolci, che dal nostro corpo e il nostro cervello possono essere percepite come una vera e propria culla“.

Al progetto hanno lavorato 15 ricercatori, provenienti da diverse aree accademiche, che hanno utilizzato un simulatore di guida messo a punto al RMIT: installato su una piattaforma, ha riprodotto una comune esperienza di guida a velocità costante su una monotona, rettilinea autostrada a due corsie. Il risultato della simulazione ha evidenziato che i primi effetti di sonnolenza sono giunti 15 minuti dopo l’ingresso nel veicolo, iniziando ad alterare la concentrazione dopo mezz’ora. Il picco della sonnolenza è stato raggiunto dopo 60 minuti.

“Vogliamo estendere la nostra ricerca, in particolare per capire se tra i fattori di vulnerabilità alle vibrazioni da viaggio in macchina ci siano l’età o la predisposizione a problemi di salute, come per esempio l’apnea notturna”, ha aggiunto Mohammad Fard della facoltà di ingegneria del RMIT.

Il lavoro degli universitari australiani, insomma, è solo all’inizio e l’obiettivo è quello di scoprire se il problema delle vibrazioni possa addirittura tramutarsi in una soluzione. “Non tutte le vibrazioni hanno effetti negativi sulla mente umana”, ha infatti spiegato Robinson. “A determinate frequenze possono anzi creare allerta e mantenere le persone vigili. Vogliamo esaminare una gamma più ampia di frequenze, per informare i progettisti di automobili, che potrebbero potenzialmente sfruttare quelle vibrazioni ‘buone’, per così dire”, ha concluso il professore.

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