Terapia dell’arte 2.0: dalla mente al corpo

Secondo gli studi, l'arte potrebbe sostituire l'attività fisica come terapia per rinvigorirsi

La cultura ha sempre avuto qualcosa di terapeutico. Cura mente, anima e cuore, riuscendo a penetrare nei meandri oscuri del nostro essere. Ma chi avrebbe mai pensato che potesse, addirittura, assumere la stessa importanza di una palestra per il nostro corpo?

In America i medici di Montreal hanno già adottato questa “cura”, prescrivendo visite gratuite a musei a diabetici e depressi. Pare davvero che l’effetto sia estremamente positivo e rinvigorente, sostituendo appieno l’attività fisica, da sempre utilizzata come terapia per alcune malattie.

Quindi, in questa nuova epoca così cosmopolita, si ribaltano ancora una volta tutte le tradizionali credenze. Sono già tantissime le adesioni ai progetti in merito a questa nuova forma di medicina alternativa.
The Art Hive” si pone come capostipite della novità, creando percorsi benessere studiati appositamente per ogni tipo di malattia, promuovendo il benessere e studiandone gli effetti, grazie anche all’ausilio di psicologi e specialisti.

L’arte, anche nelle epoche passate, era sempre stata vista come una medicina per i malanni dell’animo. Basti pensare a come è nata la “Divina Commedia”, dall’esilio di Dante lontano dalla sua amata Firenze, o lo stesso Leopardi, il quale riversava nei propri scritti il suo inguaribile “male di vivere”. Allo stesso modo hanno ragionato, ed agito, alcuni dei più grandi pittori della storia, come ad esempio Vincent Van Gogh.

Gli effetti terapeutici di sfogare i propri malesseri nell’arte sono inconsci e radicati nella mente umana da sempre, ma questa nuova visione, in cui anche ammirare le opere diverta un metodo di annientamento del dolore fisico, aiutando il paziente alla stesso modo di una sessione di palestra, è una novità appartenente al nuovo millennio. Questo rappresenta un’approccio pionieristico alle terapie per l’alleviamento delle sofferenze dei pazienti, ed i risultati danno ragione a questa nuova generazione di medici avanguardisti.

Si era già, precedentemente, provato ad effettuare alcuni studi sull’incidenza dell’arte sulla neuroanatomia del cervello, analizzando un gruppo di anziani. Essi, invitati a seguire alcuni corsi di pittura, mostrarono che l’arte e la pittura riuscivano ad avere un riscontro positivo sulla resilienza, cioè la capacità di rispondere allo stress.

Pare davvero che l’arte, e la cultura stessa, offrano enormi benefici a livello psicofisico, riducendo i livelli di ansia e depressione, aumentando, invece, la produzione di serotonina. Ma niente paura, non bisogna temere la Sindrome di Stendhal: tutte queste sensazioni positive non saranno altro che una grande, positiva, emozione.

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