A Volpedo, sulle tracce di Giuseppe Pellizza

Andate a Volpedo per cogliere lo spirito, la luce e i colori che hanno formato la sensibilità pittorica e la maestria dell’autore del “Quarto Stato”

L’immagine del quadro Il Quarto Stato, di Giuseppe Pellizza, è negli occhi di tutti. È forse (anche) grazie a questo dipinto che l’attenzione si sposta a Volpedo, luogo natale di Pellizza, ridente borgo della provincia di Alessandria, di poco più di 1200 abitanti. Il paese si trova là dove il torrente Curone sfocia nella Pianura Padana, al confine con l’Oltrepò Pavese e la Valle Staffora, sui primi corrugamenti degli Appennini.

Una stele sepolcrale, oggi incastonata in un muro laterale della pieve di San Pietro, testimonia la presenza romana già nel I secolo, anche se l’insediamento probabilmente risale alle antiche popolazioni liguri. La prima memoria scritta del paese in cui si nomina la pieve è del 21 agosto 965: si tratta di una pergamena conservata nell’archivio capitolare di Tortona.

La pieve di San Pietro a Volpedo ha una struttura in mattoni e ciottoli di fiume. La facciata è a salienti, l’altezza delle navate laterali era in origine assai più bassa e fu innalzata nella ricostruzione del XV secolo. Sulla facciata si trova un portale ogivato, di fattura assai semplice, e sono utilizzate decorazioni a lesene disposte asimmetricamente. Scomparse le originarie absidiole che chiudevano le navate laterali, è rimasta solo l’abside maggiore, ornata da lesene con archetti pensili.

L’interno è a tre navate, divise da file di quattro pilastri quadrangolari che sorreggono archi a sesto acuto o a tutto sesto; la copertura è a capriate. Di grande interesse sono gli affreschi tardo quattrocenteschi per i quali si è ipotizzata l’opera dei fratelli Boxilio (indicati nei documenti d’archivio anche come Baxilio, o Basiglio), di Castelnuovo Scrivia, titolari della più importante bottega del tortonese.

Il palazzo municipale, di origine ottocentesca, custodisce la lapide di Perino Cameri, feudatario di Volpedo dal 1413 al 1426, anno in cui morì lasciando il feudo alla Fabbrica del Duomo. Qui si trova anche un busto di Giuseppe Pellizza, fatto realizzare nel 1947 da emigranti volpedesi in Argentina, per onorare un impegno preso dall’amministrazione socialista prima dell’avvento del fascismo. Piazza della Libertà cioè la piazza su cui si affaccia l’edificio ha ancora – nella sostanza – l’aspetto raffigurato in due quadri di Pellizza, Piazza di Volpedo (1888) e Volpedo la domenica mattina (1891).

A sovrastare sulla piazza c’è la chiesa parrocchiale di San Pietro, iniziata nel 1623 sul luogo in cui era posta la casa di Giovannino Costa, giovane pastore barbaramente ucciso nel 1468 e divenuto, come Beato Giovannino martire, patrono del paese. Nella chiesa si trova un San Luigino di Giuseppe Pellizza (1894).

La torre campanaria è opera del maestro svizzero Stefano Melchionno. Fu ultimata nel 1670 ed è stata restaurata e ripristinata nel 2007. La stretta via della Chiesa che lasciandosi alle spalle San Pietr, si incunea nel cuore dell’antico castrum – di cui si vedono ancora alcuni bastioni cinquecenteschi – arriva fino alla piazzetta, oggi piazza Quarto Stato: qui Pellizza realizzò le sue più grandi opere di carattere sociale.

Nel Quattrocento questo punto di Volpedo era semplicemente un luogo fortificato, il più elevato del castrum, dove risiedeva Perino Cameri. In seguito venne trasformato in palazzo signorile dai Guidobono Cavalchini nel XVIII secolo e poi ulteriormente ampliato dai Malaspina, cui passò nel 1849. L’ultimo restauro è dovuto agli attuali proprietari, la famiglia Penati, e risale al 1994. Il Comune di Volpedo ha intrapreso un’opera di restauro architettonico per riportare questa alle condizioni originarie: è stato ripristinato l’acciottolato e un lampione indica la posizione in cui Pellizza piazzava il cavalletto; mentre quella che era la posizione dei modelli è evidenziata sul terreno da lastre di granito. Anche la meridiana ottocentesca è stata ripristinata e presentata al pubblico nel 2005. Le tele in questa piazza e in questi vicoli sono Ambasciatori della fame (1892), Fiumana (1896), Il cammino dei lavoratori (1898) e Il Quarto Stato (1898-1901).

A questo punto, non resta che visitare i luoghi natali di Giuseppe Pellizza, meravigliosi e intimi, diventati quasi tutti sedi museali. Il Museo Studio (via Rosano 1), fatto costruire dal pittore nel 1888 e successivamente ampliato fino ad assumere, nel 1896, l’attuale veste con l’ampio lucernario zenitale. Donato dalle due figlie di Pellizza al Comune di Volpedo nel 1966, l’aspetto che ha ora è dovuto a un restauro che lo ha riportato alle condizioni originarie, lavori svoltisi tra 1987 e 1994, anno della sua apertura al pubblico.

La casa in cui nacque Pellizza è in via Garibaldi: dopo la fanciullezza trascorsa qui gli studi accademici e tornò a viverci con la moglie Teresa Bidone e i loro figli Maria, Nerina e Pietro. E infine il Museo Didattico Pellizza (Palazzo del Torraglio, piazza Quarto Stato 1), la cui ideazione e realizzazione è di Aurora Scotti, docente presso il Politecnico di Milano e direttore scientifico dell’Istituto Giuseppe Pellizza, con allestimento di Dario Milanese.

Il percorso del museo è composto da pannelli esplicativi, immagini fotografiche, documenti e oggetti vari che propongono, in sezioni diverse, Volpedo e Giuseppe Pellizza stesso, prendendo in esame il percorso pittorico dell’artista nel passaggio dal realismo al simbolismo e puntando l’attenzione ai cicli ispirati al tema dell’amore e della natura.

A Volpedo, sulle tracce di Giuseppe Pellizza