I segreti di Pianosa, l’isola che nasconde un tesoro sotterraneo

L'isola dell'Arcipelago Toscano è un paradiso naturale, ma il vero tesoro è nascosto sottoterra

L’isola di Pianosa, nell’Arcipelago Toscano, è frequentata fin dall’antichità. Dall’uomo preistorico ai più antichi navigatori, presenta ancora oggi alcune testimonianze del neolitico, dell’eneolitico e dell’età del Bronzo. Sede di strutture residenziali marittime di epoca Romana, nel periodo imperiale fu luogo d’esilio di Postumio Agrippa, nipote di Augusto ed è stata sede di un penitenziario fino al 1998.

L’isola è da sempre un luogo strategico, naturalmente protetto. Oggi, da proteggere, c’è la sua natura. La mancanza di turismo fino alla chiusura del carcere ha permesso al territorio di mantenersi intatto negli anni e i fondali marini sono tra i più ricchi e incontaminati della zona. Buona parte del suolo è stato impiegato per fini agricoli dalla colonia penale ma dopo l’interruzione dell’attività agraria la flora spontanea ha iniziato progressivamente a ricolonizzare questi territori. Oggi vi abbondano il lentisco, il rosmarino e il ginepro fenicio, mentre in alcune zone dell’isola à presente ancora qualche lecceta e molti sono i pini d’Aleppo introdotti con i rimboschimenti nel XX secolo.

Pianosa è la più bassa isola dell’arcipelago (da cui il nome), praticamente un pianoro alto al massimo 29 metri sul livello del mare. Tuttavia lungo la costa dell’isola sono presenti anche delle falesie, specialmente nel versante occidentale, mentre le spiagge sono pochissime.

Tra aree protette e territorio ricco di fauna, con spiagge rocciose e bellissime, l’isola di Pianosa oggi si può visitare, anche per fare immersioni, ma con ingressi contingentati. Il numero massimo di visitatori giornalieri ammessi sull’isola è pari a 250. Per questo motivo è bene prenotare la visita sul sito dell’Ente Parco.

Una passeggiata tra le romantiche e decadenti strutture dell’antico borgo di Pianosa permette di conoscerne la storia, la vita e le abitudini delle comunità che qui hanno vissuto, in un periodo storico che va dall’età della pietra fino agli insediamenti ottocenteschi. La visita guidata a cura delle guide le Parco comprende l’ingresso al nuovissimo Museo delle Scienze Geologiche e Archeologiche e alla fitta rete di catacombe risalenti alla fine del IV secolo d.C. e utilizzate come luogo di sepoltura dalle prime comunità cristiane che s’insediarono sull’isola.

Queste catacombe, scavate nella roccia lungo l’area costiera, sono costituite da un fitto intreccio di gallerie di notevoli dimensioni. Contando più di 500 loculi e 200 cunicoli e con una presenza calcolata di non meno di 700 sepolture, sono considerate il complesso di catacombe più grandi a Nord di Roma.

All’epoca vi si accedeva da una piccola grotta vicino al mare, dove un segno inciso nella roccia indicava la loro presenza, ma in un punto non visibile dell’antico porto e quindi identificabile solo da chi fosse già a conoscenza della presenza di un rifugio cristiano sull’isola: una grande croce sormontata da una fiamma rappresentante lo Spirito Santo e una croce più piccola ne indicava l’ingresso.

Una parte della catacomba contiene i sepolcri, mentre un’altra fu probabilmente allargata in seguito, per creare un ambiente dove fosse possibile la riunione di più persone e la celebrazione di riti.

Sull’isola si possono anche attraversare strade e sentieri pianeggianti con la mountain bike nell’estremo Nord dell’isola, per un affaccio sulla splendida baia del Porto Romano. Con pinne, maschera e boccaglio ci si può immergere al lago di Cala dei Turchi per osservare la flora e la fauna marina lungo un tratto di costa appositamente destinato dal Parco a questa attività. A Pianosa non si può fare il bagno ovunque, ma solo in determinate aree, che verranno segnalate dalle Guide. Cala Giovanni, per esempio, di una bellezza mozzafiato, è libera ed è il luogo ideale per la balneazione. Un piccolo paradiso dove, con un po’ di fortuna, si possono avvistare al largo anche i delfini.

D’estate è possibile visitare l’isola di Pianosa in giornata prendendo il traghetto a Piombino o a Marina di Campo, sull’Isola d’Elba oppure soggiornare per qualche giorno nell’unico piccolo albergo presente che è di proprietà comunale ed è gestito da una cooperativa sociale.

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