Una piccola Val Grande: natura, storia e progetti

Piccola come valle, ma grande per le ricchezze che custodisce

val-grande-oLa Val Grande, crocevia geologico molto particolare, si trova nella provincia del Verbano-Cusio-Ossola e si presenta selvaggia, pericolosa, affascinante e bella, caratterizzata da versanti scoscesi coperti da folti castagneti e maestosi faggeti. Non bisogna avvicinarla con superficialità perché i sentieri possono essere impervi, talvolta lunghi da percorrere, non sempre in ottimo stato e suscettibili di risentire degli improvvisi cambi del tempo, non dimenticando poi che all’interno della valle è pressoché impossibile utilizzare i cellulari.

Non più abitata dall’uomo, fatte salve alcune eccezioni, è invece rifugio di molte specie animali: si possono vedere camosci, caprioli, cervi, cinghiali, lupi, volpi, tassi, donnole, ghiri, scoiattoli, aquile reali, falchi, gufi, picchi, vipere e, stando alle storie del luogo, anche i basilischi, piccoli draghi che possono correre sull’acqua.

La storia della Val Grande è stata più o meno la stessa delle altre valli alpine, fino a poco meno di un centinaio di anni fa. Fino ad allora la vita pastorale e silvestre scandiva il trascorrere del tempo, con le solite contese per il carico estivo degli animali negli alpeggi più alti e le difficoltà di una vita rude segnata da stenti e privazioni. Con il crescere delle attività umane la necessità di legname per la pianura divenne pressante e così, come in altre zone, la valle fu oggetto di un pesante disboscamento.

La Seconda Guerra Mondiale l’ha vista al centro di due momenti importanti dell’ultima fase del conflitto: la nascita della Repubblica dell’Ossola e il successivo annientamento per opera delle forze nazifasciste. Un’esperienza che ha molto segnato la vita di questa zona dell’Italia e dei suoi legami con le città vicine, che avevano fornito molti giovani periti nei rastrellamenti. La fine della guerra ha segnato, come per la maggior parte dei territori montani, un progressivo abbandono del territorio, già profondamente segnato dalla distruzione, durante i rastrellamenti, di molti alpeggi.

E’ in questo contesto di abbandono e di particolare conformazione e isolamento della valle che, nel 1971, l’Azienda di Stato delle foreste demaniali istituì, dopo aver acquistato molte proprietà comunali e private, la Riserva naturale integrale del Pedum e la Riserva naturale orientata del Mottac. Il successo dell’iniziativa, la mobilitazione del territorio e delle associazioni ambientaliste, ha poi permesso di far nascere il progetto del Parco Nazionale Val Grande che, sulla base della legge n. 394 del 1991, venne istituito il 2 marzo 1992 dall’allora ministro dell’Ambiente.

L’ottimo lavoro del personale del parco non solo ha permesso di preservare e ripristinare quanto era possibile della rete dei sentieri e di punti di ricovero e a difendere l’integrità del territorio, ma è anche stato capace di tenere traccia delle tradizioni e della storia della valle e pensare un futuro di collaborazione con le altre aree protette della zona e con la vicina Svizzera, creando una rete “ecologica” dell’area.

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