Viaggio a Palos, sulle tracce dell’avventura di Colombo

Cosa fare a Palos de la Frontera, a spasso tra monumenti, moli d’attracco e antiche chiese: per rivivere il viaggio di Colombo alla scoperta dell’America.

Tre caravelle con nomi di donne, un centinaio di marinai coraggiosi e un bel carico di provviste. E un porto, chiaramente, da cui salpare alla volta delle Indie. Siamo a Palos, in Andalusia, una cittadina che attualmente conta meno di 10 mila anime e che un porto, in realtà non lo ha più. Il viaggio che portò Cristoforo Colombo a scoprire l’America iniziò proprio qui, in questo piccolo centro marinaro, oggi molto apprezzato dai turisti per le spiagge, e anche, ma soprattutto per la sua storia.

Se la storia del navigatore genovese che “per errore” scoprì il Nuovo Mondo vi ha sempre affascinato, non perdete assolutamente una visita a Palos anzi, Palos de la Frontera, per la precisione. In Spagna, nella parte più a sud della splendida regione dell’Andalusia, sulla riva sinistra del fiume Tinto, sorge una bella cittadina di vocazione marinara, in cui tutto, o quasi, parla della scoperta del 1492 che cambiò la storia del mondo intero.

Il porto di Palos da cui nell’agosto del 1492 salparono le tre caravelle non è però visitabile. Oggi infatti quell’area si trova nell’entroterra, a causa dei cambiamenti della costa provocati dal terremoto che colpì Lisbona del 1755 e, più tardi, dei lavori per la costruzione di dighe a protezione del porto di Huelva. In questa località si respira ovunque la storia della scoperta dell’America.

L’intera cittadina è disseminata di edifici, monumenti e architetture legate in un modo o nell’altro alle gesta di Colombo e alla loro commemorazione. Nella piazza Giovanni Paolo II, sulla collina, proprio di fronte al portale in tipico stile mudéjar della chiesa di San Jorge, del XIV secolo, una piccola stele sormontata da una croce di ferro ricorda i nomi, scritti in blu su mattonelle bianche, dei sessanta marinai di Palos che presero parte all’avventura.

La chiesa di San Jorge, costruita nel XV secolo su una precedente di cento anni prima, e ricostruita poi dopo il terremoto di Lisbona del 1755, è oggi Monumento nazionale. Proprio qui è stata letta la lettera dei Re Cattolici in cui si chiedeva alla popolazione di Palos di adoperarsi per fornire a Cristoforo Colombo le caravelle e i migliori marinai della zona per il viaggio che lo avrebbe portato sulle coste dell’America.

Tra i sessanta marinai di Palos, a ricoprire mansioni di comando, c’erano anche i tre fratelli Pinzòn, Martin Alonso, Vicente Yaňez e Francisco Maria. Proprio nella via principale di Palos si trova la casa della famiglia, costruita dal padre nel XV secolo. L’edificio di due piani, con patio posteriore, interamente dipinto di bianco e con un ingresso incorniciato da file di mattoni, è un esempio importante del patrimonio architettonico andaluso.

L’edificio, in cui vissero fino a pochi anni fa i discendenti della famiglia, è oggi sede dell’ufficio informazioni turistiche di Palos e Casa Museo de Martin Alonso Pinzòn, dedicata alla ricerca, conservazione e mostra permanente di documentazione, bibliografia e oggetti, come strumenti di navigazione, vernici e mappe, legati alla storia della famiglia Pinzón e di Palos de la Frontera nella scoperta dell’America.

Proseguendo verso la periferia nord di Palos , poco oltre la chiesa di San Jorge, si arriva facilmente a “la Fontanilla”, il più umile ma anche il più originale e autentico monumento dei cosiddetti luoghi colombiani. Dichiarata di recente Monumento nazionale, la Fontanilla è la fontana pubblica presso la quale, secondo la tradizione, Colombo e i tre equipaggi fecero provvista d’acqua per i mesi di viaggio che li attendevano.

Uscendo un po’ fuori dalla cittadina, sulle rive del Tinto, ma quasi alla convergenza con l’Odiel, non perdete la visita al Monastero di Santa Maria de La Rábida. Nella bellissima quanto semplice struttura del monastero cristiano, costruita fra il XIV e il XV secolo in mezzo ai pini di una collinetta sull’estuario del fiume, tra il 1484 e il 1485 trovò ospitalità e aiuto Cristoforo Colombo. Nelle sue stanze si possono anche ammirare i bellissimi affreschi di Vázquez Díaz, raffiguranti varie scene della scoperta.

Passeggiando verso la rive del Tinto si arriva facilmente al Muelle de las Caravelas. In questo molo sono attraccate le riproduzioni esatte della Nina, la Pinta e la Santa Maria, le tre caravelle con cui Colombo partì per arrivare, secondo il suo programma, alle Indie. Queste repliche furono costruite in occasione dell’Expo del 1992 di Sevilla. Vicino al molo, in una sorta di museo a cielo aperto, è stato allestita anche un’area con capanne che dovrebbe riprodurre un accampamento di indiani come quelli trovati dagli europei partiti da Palos al loro arrivo in America.

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