Sull’Appennino Romagnolo, il borgo medievale fantasma

Il borgo di Castiglioncello, frazione di Fiorenzuola, è ormai abbandonato da tempo

Un tuffo nella memoria e nel passato, riscoprendo uno dei borghi abbandonati più affascinanti d’Italia. Rovine, palazzi abbattuti, antichi campanili, strade dissestate. E silenzio. Quella quiete irreale che urla a squarciagola storie e vite ormai cancellate dai venti del tempo e soprattutto dal dopoguerra.

Percorrendo la provinciale “Montanara” che da Imola sale verso il passo della Futa, a sei chilometri dalla frazione di Moraduccio, Castiglioncello si trova sulla sinistra del fiume Santerno presso il confine del Granducato con la Romagna Imolese, lungo la strada che da Firenzuola conduce a Castel del Rio.

Al termine del centro abitato di Moraduccio, sulla destra, un piccolo sentiero che conduce al greto del fiume Santerno. Il piccolo borgo medievale si trova sulle estreme pendici meridionali del Monte la Fine in territorio toscano, ma solo per poche centinaia di metri. Benvenuti a Castiglioncello, frazione di Fiorenzuola, il borgo fantasma a 50 km da Bologna, abbarbicato su un’altura dell’Appennino Tosco Emiliano.
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Una volta il villaggio dell’Appennino Romagnolo era tutto circondato da mura, ubicato sull’antico tracciato della Montanara, in posizione difendibile in cima ad una piccola collina. Al borgo si accede, ancora oggi, transitando dalla porta ad arco. Ed il primo impatto rende già chiaro quello che vi aspetterà al di là dell’ingresso.
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E’ possibile percorrere due sentieri: uno vi condurrà all’interno dell’antico castello, il secondo verso antichi edifici, al termine del quale si esce su di un prato circondato da tre abitazioni, a monte del nucleo centrale. Nel cuore del borgo si trova il campanile della Chiesa di SS Giovanni e Paolo, la cui imponenza colpisce particolarmente, circondata da un simile stato di degrado e incuria. Oltre il paese, sito nell’estremità meridionale, anche un piccolo cimitero.

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Tutto il resto è un ricordo. Ricordi di dove veniva data la paglia nelle mangiatoie degli animali, ricordi di case ormai distrutte, che lasciano intravedere ancora qualche camino qua e là, ricordi di piazze un tempo sedi di mercati e scambi commerciali. Ricordare e fantasticare, come se quel tempo non fosse mai passato. Come se Castiglioncello non fosse mai stato abbandonato, né dagli uomini, né dal tempo.

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