Addio Alpi in bianco: la neve nel 2100 calerà del 70%

Uno studio rivela il rischio di perdere fino al 70% di manto nevoso sulle Alpi entro la fine del secolo. A risentirne saranno il turismo invernale e gli impianti sciistici

Lo spettacolo della neve sulle Alpi potrebbe diventare presto solo un ricordo.
Stando ad uno studio pubblicato su “The Cryosphere”, rivista dell’Unione europea di geoscienze, la catena montuosa più importante d’Europa rischia di perdere fino al 70% di manto nevoso entro il 2100.

Una percentuale allarmante, che potrebbe abbassarsi qualora si riuscisse a contenere l’aumento della temperatura globale entro i 2 gradi centigradi, come previsto dall’accordo di Parigi del 2015: in quel caso, lo scioglimento della neve sulle Alpi si fermerebbe al 30%.
Tuttavia, il gruppo di ricercatori dell’Institute for Snow and Avalanche Research (SLF) e del CRYOS Laboratory dell’École Polytechnique Fédérale, in Svizzera, non sembrano essere affatto ottimisti, al riguardo, e valutano la prima ipotesi come la più probabile.

Ad essere maggiormente colpite dalla drastica diminuzione della neve potrebbero essere le località di bassa quota, ossia quelle che si trovano sotto i 1200 metri, dove è situato circa un quarto degli impianti sciistici delle Alpi.
La riduzione del manto nevoso andrà ad incidere negativamente sulle date di apertura dei comprensori, che a quel punto sarebbe prevista con 15 giorni o addirittura un mese di ritardo.
Inoltre, stando al report, se non si prenderanno provvedimenti per limitare il riscaldamento terrestre, entro la fine secolo ci sarà il 40% di neve in meno anche sopra i 3.000 metri. In quel caso, il fenomeno interesserebbe anche il Cervino e Chamonix, sul Monte Bianco.

Secondo i climatologi svizzeri, l’inverno tenderà ad accorciarsi, il caldo scioglierà i ghiacciai e le abbondanti nevicate lasceranno il posto a piogge copiose, con gravi ripercussioni sul turismo alpino. “Molti comuni alpini dipendono fortemente dal turismo invernale per la loro economia – ha spiegato il ricercatore Sebastian Schlögl, a capo dello studio  – ed è quindi prevedibile che i centri turistici ne soffriranno”.
Gli effetti dello sconvolgimento climatico in corso si sono già visti sulle Alpi svizzere: qui, lo scorso dicembre è stato il più secco degli ultimi 150 anni e il Natale del 2016 è terzo nella speciale classifica di quelli con meno neve.

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