Maldive, un paradiso terrestre che sta per scomparire

L'ecoturismo è la vacanza migliore per preservare un habitat tra i più belli del mondo. Ecco cosa possono fare i turisti alle Maldive

Video tratto da: Chillout Channel

Il paradiso potrebbe trasformarsi in un inferno. Le Maldive sono minacciate dall’inquinamento ambientale che, spiaggia dopo spiaggia, corallo dopo corallo, tartaruga dopo tartaruga, stanno tristemente scomparendo. In gioco c’è la tutela dell’ambiente e la biodiversità, una scommessa che rischiamo di perdere se non ci decidiamo a fare qualcosa di concreto.

Trecento chilometri quadrati di sabbia bianca e impalpabile, barriere coralline e migliaia di pesci e creature marine a rischio, dal pesce pappagallo allo squalo balena, il più grande del mondo.

I 26 atolli che comprendono 1.192 isole – molte delle quali disabitate – sono in un equilibrio precario. Se continueranno le emissioni di gas serra, entro la fine del secolo il mare sommergerà tutto l’arcipelago.

Nel 2009, l’ex presidente maldiviano Mohamed Nasheed ha tenuto un simbolico consiglio dei Ministri proprio sott’acqua.

Oggi sono gli stessi resort turistici costruiti sugli atolli a essere in prima linea per contrastare l’erosione delle spiagge e lo sbiancamento dei coralli. Anche i turisti possono prendere parte alle attività di conservazione.

A Landaa Giraavaru, nell’atollo di Baa, che dal 2011 è stato dichiarato prima biosfera Unesco delle Maldive, gli ospiti del Four Seasons possono lavorare insieme ai “reefscaper”, coloro che scandagliano le barriere coralline, e costruire una struttura, “adottarla”, dandole il proprio nome, e guardarla crescere online.

Ad Halaveli, nell’atollo di Ari, a cui è stato riconosciuto lo standard Green Globe, il massimo livello di certificazione di sostenibilità, gli ospiti del Constance Halaveli possono prendere parte al programma di coral restoration, immergendosi insieme agli esperti per introdurre una barriera artificiale e contribuire al suo sviluppo e ripopolamento. Qui è stata di recente costruita una struttura che assomiglia a undhoni‘, la tipica imbarcazione maldiviana. Questa struttura d’acciaio fungerà da scheletro su cui saranno posizionati i coralli. Serviranno da rifugio per la vita marina dell’atollo e contribuiranno allo sviluppo dei coralli che stanno soffrendo dei cambiamenti climatici.

Stessa cosa nei resort Angsana Ihuru e Banyan Tree Vabbinfaru, nell’atollo di Malé Nord, che possiedono delle coral nursery e offrono agli ospiti la possibilità di immergersi e di piantare coralli per rafforzare la barriera corallina soggetta allo sbiancamento.

Maldive, un paradiso terrestre che sta per scomparire