Viaggio in Marocco, da Essaouira a Fès

Tra oasi e deserto, dune e montagne, palme e spiagge da cartolina

Emozionante e sorprendente è dir poco. Al Marocco piace stupire. E lo fa, a beneficio del turista che decide di scoprirne le bellezze, in un clima di ospitalità che rimane a lungo nel cuore, esibendosi in un caleidoscopio di immagini diverse tra oasi e deserto, dune e montagne, palme e spiagge da cartolina, mare a filo d’olio e onde spettacolari.

Il tutto – acque calme e mare da windsurf – possono convivere nella stessa città, a poche centinaia di metri di distanza. Come accade a Essaouira, l’antica Mogador, le cui coste – battute dal forte vento costiero chiamato alizee – rappresentano un forte punto di attrazione per i surfisti, non mancando tuttavia di riservare a chi ama la tranquillità e il relax anse riparate, dov’è possibile immergersi e scoprire la ricchezza della sua fauna marina.

Città marinara – straordinario lo spettacolo, al porto, delle barche colorate e delle reti esposte al sole – conosciuta per i famosi cannoni e per la medina, inserita tra i Siti patrimonio dell’umanità dell’Unesco, Essaouira rappresenta dal XVIII secolo un polo d’attrazione culturale e artistico che trova oggi la sua consacrazione nel celebre Festival Gnaoua e della Musica del Mondo.

Per quattro giorni, a maggio, la città si trasforma in un palcoscenico all’aperto che risuona di suoni, canti, balli e performance d’ogni genere, dalle ripetizioni ipnotiche e mistiche della musica gnaoua, alla world music fino all’elettro-fusion. Reggae, rock, jazz e pop diventano un unico e inedito amalgama nel corso di improvvisate jam session agli angoli delle strade, dal mattino fino a notte fonda.

Dichiarati patrimonio dell’umanità dall’Unesco, molte delle bellezze del Marocco, dalla medina di Essaouira all’oasi di Skoura, con le sue kasbah, fino alla vecchia città imperiale di Fès el-Bali, sono raggiungibili nel corso di un itinerario che da Marrakech congiunge, procedendo verso sud, i punti di un cerchio ideale, che comincia a tracciarsi da Agadir (nella regione dell’Argan, albero fossile che rischia l’estinzione a causa delle capre, golose delle sue foglie), a Tafraout (al centro di una conca orlata da montagne di granito che come le nostre Dolomiti si tingono di rosa al tramonto) e da lì alla “valle incantata” la cui surreale geometria conduce, attraverso stretti canyon, al sito preistorico di Imaoun, con le sue incisioni rupestri.

Fra dune e rocce, si procede fino a costeggiare il fiume Draa, il “Nilo” del sud, il cui corso scompare nel sottosuolo per tornare visibile a pochi chilometri dalla foce, a Mhamid, dove sabbia e oasi lottano spalla a spalla per la reciproca sopravvivenza. Lì sorge il rigoglioso palmeto di Zagora, “la porta del deserto” famosa per la produzione di datteri, sotto la cui ombra crescono alberi da frutta e ortaggi. Ai piedi dell’omonimo monte inizia la pista del Tafilalet, che conduce all’oasi di Oum Jrane e da lì, attraverso una tappa ai siti rupestri intorno a Taouz, alle imponenti dune di Merzouga, le più alte del Marocco.

Imperdibili le case-fortezza dell’oasi di Goulmina, tappa successiva del viaggio, così come le piante-pietra lungo la strada per Tinerhir, e l’emozionante percorso tra le suggestive gole di Todra: un viaggio nel corso del quale, man man che si guadagna quota, le palme lasciano il posto a pioppi e betulle e a villaggi con case di terra merlate dall’altezza impressionante. Attraversato un valico a quota 2600 metri, si discende verso il fiume Dadès, fra tornanti e panorami austeri, fino alle piccole oasi di Msemrir e alla già citata oasi di Skoura, da cui si raggiunge Ouarzazate e la kasbah di Taourit.

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