Giordania: archeologi italiani alle prese con una scoperta sensazionale

Un team di archeologi italiani potrebbe avere fatto una scoperta unica in Giordania

Lo avevamo anticipato qualche tempo fa: Valerio Massimo Manfredi, storico, archeologo ma anche scrittore e noto volto della Tv, era stato chiamato in Giordania per una consulenza riguardante un importante ritrovamento.
Tornato in Italia, giusto il tempo di mettere insieme un team di esperti, tra cui un geologo, un esperto di reperti subacquei e uno di archeologia marina, e Manfredi è tornato in Giordania per approfondire la scoperta che potrebbe rivelarsi sensazionale.

Le ricerche del team di archeologi italiani si stanno concentrando sulle alture del fiume Zarqa, a pochi chilometri da Jerash e a una cinquantina dalla Capitale Amman, in prossimità del Tempio dei serpenti, dove deve essere sicuramente vissuta una civiltà risalente all’età del bronzo.

Qui, venuto ad approfondire le sue conoscenze in fatto di dolmen e di strutture megalitiche presso il sito di Jabal Al Mutawwaq, anch’esso lungo il fiume Zarqa, l’archeologo Andrea Polcaro, del Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Perugia, sta dirigendo un progetto italo-spagnolo fin dal 2012, insieme a Juan Ramón Muñiz della Pontificia Facultad San Esteban di Salamanca.

Al Jordan Times Polcaro ha raccontato che “Il professore di Ramón Muñiz, Juan Tresguerres Velasco, ha diretto una spedizione spagnola nello stesso sito fin dal 1989 per circa vent’anni”.

La prima spedizione aveva identificato un villaggio risalente alla seconda metà del IV millennio avanti Cristo e aveva riportato alla luce un edificio di pietra, chiamato Tempio dei serpenti, considerato uno dei templi più antichi della Giordania della prima età del bronzo.

“Il nome del tempio deriva dalla presenza di grandi giare rinvenute all’interno delle stanze dell’edificio sacro decorate con serpenti”, ha spiegato.

Le prime due spedizioni si erano concentrate sull’esplorazione della grande necropoli che si trova intorno al villaggio lungo le colline sottolineando che “centinaia di dolmen costituiscono una delle più grandi necropoli megalitiche della Giordania.

“La scoperta più importante di questo antico cimitero risalente al IV secolo a.C. è stato un sepolcro ritrovato all’interno di un dolmen ben conservato, con pochi oggetti intorno fatti, però, di pietra focaia di ottima qualità”, ha raccontato Polcaro.

“Gli scavi effettuati nell’area dei dolmen di Jabal Al Mutawwaq hanno in seguito dimostrato che la necropoli e il villaggio sono contemporanei, in quanto è stata ritrovata un’antica strada che conduceva dall’ingresso orientale dell’abitato verso il cimitero megalitico”.

“Durante gli scavi effettuati negli ultimi tre anni, gli archeologi hanno fatto ricerche anche nel villaggio e hanno rinvenuto un edificio chiamato ‘Grande allegato’ formato da una parete semi circolare di grandi dimensioni fatta di massi del diametro di 50 metri circa, all’interno della quale venivano svolte attività di culto o commerciali. È stata anche trovata una costruzione denominata Edificio C, un edificio absidale con due grandi installazioni circolari dedicate alla produzione di alimenti”, ha spiegato ancora Polcaro al Jordan Times.

Questi edifici sono la testimonianza del livello di organizzazione raggiunto a Jabal Al Mutawwaq durante una fase critica della storia giordana, tra la fine del periodo Calcolitico e l’inizio del processo di urbanizzazione dell’era del bronzo.

“I prossimi scavi archeologici che verranno effettuati nel sito saranno fondamentali per lo studio di questo importante periodo storico, che segna un passaggio epocale e che serve per capire le dinamiche sociali e ideologiche che hanno portato allo sviluppo delle comunità lungo il fiume”, ha infine spiegato Polcaro.

Il sito di Jabal Al Mutawwaq si estendeva lungo la cima di una montagna rivolto direttamente verso la valle del fiume, in una posizione dominante per meglio controllare gli spostamenti delle mandrie. Qui vicino ci sono due corsi d’acqua che vengono usati tuttora dalla popolazione locale.

Attendiamo di sapere, a questo punto, cos’hanno scoperto Manfredi e il suo team di esperti nella stessa zona della Giordania.

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