Salento inusuale: mare, grotte, torri

Nel cuore della Valle dei trulli, alla scoperta di tesori nascosti della Puglia

Imponenti castelli abitati da principi e popolati da fantasmi, affascinanti torri sul mare immerse in parchi naturali incontaminati, grotte sconosciute le cui pareti sono interamente ricoperte da antichi affreschi mozzafiato. E una serie di paesi incantati, dalle case imbiancate a calce dove perdersi in labirintici vicoli che nascondono meraviglie a ogni angolo, con il mare a due passi e la possibilita’ di scegliere tra lo Ionio e l’adriatico, a seconda del capriccio del giorno.

Siamo nel Salento del nord, in provincia di Brindisi. Qui i borghi di Ceglie Messapica, Carovigno e San Vito dei Normanni e la Riserva di Torre Guaceto sono zone meno battute dal turismo rispetto alle leccesi Porto Cesareo, Otranto o Gallipoli: un motivo in più per esplorarle, prima che folle di visitatori ne scoprano la bellezza unica.

A partire da Ceglie Messapica, antichissima cittadina di origine greca sormontata dal Castello Ducale di origine normanna, contrassegnato in più punti dallo stemma a 9 lune di Aurelia Sanseverino, che lo abitò ai tempi del Rinascimento.

Qui le case candide del borgo si arrampicano con i loro balconi fioriti su due colli, costeggiando i caratteristici vicoli. Nei dintorni, da non perdere le grotte di Montevicoli, uno scrigno speleologico la cui visita di 20 minuti prevede un percorso di 100 metri alla scoperta di gigantesche stalagmiti e stalattiti (nei fine settimana su prenotazione).

Circondata da trulli e masserie, Ceglie Messapica è stata riconosciuta terra d’arte e di gastronomia. Qui è consigliabile gustare, oltre alle classiche orecchiette e ai tipici taralli, anche il gustoso panino cegliese con mortadella, tonno, capperi e provola e i biscotti di Ceglie, a base di mandorle e marmellata di ciliegie.

La città fortificata di Carovigno, oltre che per i suoi abili sbandieratori, è celebre per il suo sistema di torri sparse sul territorio a presidio dei suoi 26 chilometri di costa. La più famosa e affascinante di queste è Torre Guaceto, oggi riserva dello Stato, circondata dall’omonimo parco naturale. Vi si accede esclusivamente a piedi o in bicicletta e solo dall’alba al tramonto, al fine di preservare la preziosa e ricca vita animale che abita l’incontaminata macchia mediterranea, caratterizzata dai riflessi argentei dei lecci, e di un canneto che si estende per 5 ettari.

La Torre Guaceto era l’edificio principale e il più visibile di un sistema difensivo costituito da fuochi di segnalazione. Abbandonata nel 1500, è stata riscoperta in tempi recenti dopo il tentativo sventato di farvi sorgere una centrale nucleare e la sua costa dalle acque meravigliose oggi è aperta in alcuni punti al turismo.

Nel borgo di Carovigno nella cinta muraria vi erano anche 4 torri medievali, alcune delle quali sono state assorbite in costruzioni posteriori. Si è ben conservato il fiabesco castello, nato come fortificazione e poi diventato nel corso dei secoli dimora nobiliare. Di forma triangolare, ha tre torri situate ai vertici: una quadrata, una rotonda e una a mandorla, rivolta verso il mare e simile alla carena di una nave.

Leggenda vuole che le sue sontuose stanze siano infestate da un grazioso fantasma che talvolta accarezza gli ospiti e i visitatori al loro passaggio e la notte suona un pianoforte, le cui misteriose note riecheggiano senza spiegazione tra gli antichi locali della dimora. Il castello, un tempo appartenente alla famiglia Dentice di Frasso, divenne pubblico dopo la vendita del maniero da parte del conte Luigi, dedito al gioco.

La famiglia ha invece mantenuto il castello di San Vito dei Normanni, le cui 50 stanze, dai pavimenti in ceramica di Vietri l’uno diverso dall’altro, sono visitabili su prenotazione. Dormire in una delle sue stanze, l’unica disponibile per i turisti, costa circa 300 euro.

Da non perdere, poco lontano, la sconosciuta e magnifica Cripta di San Biagio, insediamento rupestre interamente ricoperto di affreschi di era bizantina raffiguranti scene della vita di Cristo secondo l’iconografia dei Vangeli Apocrifi e dove gli angeli indossano scarpette rosse. Si può visitare solo su prenotazione.

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