Scoperta la città perduta di Alessandro Magno

Della città si erano perse completamente le tracce da oltre duemila anni. Ora la svolta epocale

Della città si erano perse completamente le tracce da oltre duemila anni.

Oggi le nuove tecniche hanno permesso di fare riemergere i resti di Qalatga Darband, quella che potrebbe essere la città fondata da Alessandro Magno nel 331 a.C., uno dei più celebri conquistatori e strateghi della storia.

La città perduta si trova nel Nord dell’Iraq, quella zona che un tempo era la Mesopotamia.

A fare la scoperta straordinaria è stato un team di archeologi del British Museum che, con l’ausilio di droni, ha sorvolato la zona scattando fotografie con una tecnica che è in grado di capire cosa si trova sotto terra.

La scoperta non è casuale. Già negli Anni ’60 i satelliti americani che spiavano Saddam Hussein si erano accorti che in quella zona era nascosto qualcosa, ma per motivi politici allora era impossibile eseguire scavi archeologici.

Solo alla fine degli Anni ’90, le immagini furono mostrate agli studiosi. Mai si sarebbero aspettati che proprio lì sotto fosse celato qualcosa di così straordinario.

Gli archeologici che stanno effettuando gli scavi hanno rinvenuto alcuni edifici, uno in particolare dalla forma quadrata che potrebbe essere stato un forte, e alcune statue greco-romane. Nella fattispecie, ce ne sarebbe una rappresentante una figura femminile, che secondo gli esperti potrebbe essere quella di Persefone, una figura appartenente alla mitologia greca identificata come la dea dell’agricoltura, e una maschile che potrebbe essere Adone, simbolo della fertilità.

Una volta recuperati tutti i reperti e seguendo il percorso disegnato dalle mura rinvenute, è stato possibile disegnare una mappa della città di Qalatga Darband, che comprendeva case, negozi e monumenti.

Non tutti, però, concordano sul fatto che si tratti della città perduta di Alessandro Magno. Certo è che di qui passò il grande condottiero, che fu re di Macedonia a partire dal 336 a.C., durante l’inseguimento di Dario III di Persia. Gli studi proseguono.

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