Il Colle dell’Infinito diventa un bene del FAI

Il Colle dell’Infinito di Leopardi è il più reale tra i luoghi della letteratura italiana

Grazie all’accordo tra il FAI, il Comune di Recanati, il Centro Nazionale di Studi Leopardiani e il Centro Mondiale della Poesia e della Cultura “Giacomo Leopardi”, il celebre Colle dell’Infinito è oggi un bene del Fondo Ambiente Italiano. E così, l’”ermo colle” di Giacomo Leopardi che, della letteratura italiana, è luogo fisico e poetico viene affidato, per la sua valorizzazione culturale (e per la gestione di una parte degli spazi del Centro Nazionale di Studi Leopardiani e di quella parte di colle che è l’Orto delle Monache), proprio al FAI.

“L’accordo parte dalla necessità di affidare un ruolo preciso a un luogo che l’arte di Leopardi e la fama universale della sua poesia hanno reso eterno” ha spiegato il Sindaco di Recanati Francesco Fiordomo. Un luogo, il colle dell’Infinito, che è – oltre che paesaggistico – spirituale, filosofico, interiore. Che è stato oggetto di un recupero dal punto di vista ambientale, e di un progetto di rilancio culturale. Culminato ora nell’ingresso tra i beni del FAI.

È, il Colle dell’Infinito, un luogo che Recanati vuole offrire all’Italia e al mondo per permettere a tutti di vivere le emozioni che i luoghi leopardiani regalano. Perché qui, nell’orto-giardino adiacente la sua casa, il poeta nel 1819 scrisse la sua poesia più famosa, “L’Infinito che così, quel colle, lo descrive: Sempre caro mi fu quest’ermo colle, | e questa siepe, che da tanta parte| Dell’ultimo orizzonte il guardo esclude”. Spiega, Marco Magnifico (vicepresidente esecutivo FAI), che all’orto-giardino il FAI intende restituire la sua originaria funzione di spazio scarno ed essenziale, privo di distrazioni e di spettacolarità. Un luogo “chiuso verso l’esterno, per permettere al visitatore una riflessione individuale – una sorta di “esercizio spirituale” –, rivivendo, con i propri mezzi e con la propria sensibilità, l’esperienza interiore di Leopardi”.

Per mezzo del FAI, l’Orto della Monache sarà ristrutturato dall’architetto Paolo Pejrone, uno dei più celebri paesaggisti europei, chiamato a restaurare il luogo con le piante, i muretti, il prato, gli orti, le siepi. Restituendogli quel senso di semplicità che da sempre gli appartiene.

All’interno del Centro Nazionale di Studi Leopardiani, il FAI, inoltre, ristrutturerà e allestirà uno spazio dedito alla presentazione della vicenda filosofica e spirituale di Leopardi, regalando al visitatore un viaggio intimo nell’interiorità del poeta e dell’uomo.

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