Montagna: quanto l’alta quota fa bene alla salute (e quando no)

La montagna può giovare alla salute, a patto di rispettare alcune indicazioni. Bisogna soprattutto stare attenti all'alta quota

Tra i migliori ambienti per la salute, la montagna è uno scenario perfetto per trascorrere le proprie vacanze estive, lontano dal caldo e dalla massa, immersi tra la natura e circondati da aria pura e salubre. Quando si decide di partire alla volta delle catene montuose, però, è bene tenere a mente che con l’aumentare della quota la risposta del proprio corpo cambia notevolmente. Per un’escursione a grandi altezze o una vacanza ad alta quota senza correre rischi, è quindi meglio seguire alcuni piccoli, ma utili suggerimenti.

Chi decide di passare una vacanza in montagna deve considerare in primo luogo che si troverà in un ambiente più rarefatto rispetto alla pianura. Ciò significa che salendo progressivamente in quota diminuisce la quantità di ossigeno presente nell’aria, in maniera sempre più evidente una volta superati i 3.000 metri. Se avete in programma un trekking sulle Dolomiti e avete con voi dei bambini sarebbe perciò meglio non superare quota 2.500-3.000 metri. Pernottando in un rifugio d’alta montagna il rischio del malessere crescerà ulteriormente, perché ci sarà maggiore esposizione all’aria rarefatta.

Andando in alta montagna è bene non scherzare affatto con la propria salute. Categorie di persone potenzialmente a rischio sopra i 2.500-3.000 metri sono anche le donne in gravidanza e gli anziani. Tutte le future mamme farebbero meglio a evitare sforzi prolungati oltre le alte quote durante la gravidanza, ricordandosi di idratarsi bene ed evitare farmaci contro il mal di montagna, controindicati sia all’inizio sia alla fine della gestazione. Chi è più avanti con l’età, invece, deve fare attenzione soprattutto all’abbigliamento, dato che con l’avanzare dell’età il rischio di ipotermia aumenta.

I soggetti che in caso di vacanza in montagna corrono i maggiori rischi sono però coloro che soffrono di malattie cardiovascolari e cerebrovascolari. In generale, tutti coloro che hanno subito attacchi di infarto, aritmia, ictus, ischemia o altre patologie vascolari sono caldamente consigliati ad evitare il superamento dei 2.500 metri di altezza. Anche coloro che soffrono di ipertensione devono fare molta attenzione alle quote più elevate. Nel loro caso è cosa buona monitorare con costanza i valori della pressione durante il soggiorno in alta montagna.

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