In Messico, nel vortice colorato delle feste popolari

In ogni centro abitato del Messico si svolgono moltissime feste laiche e religiose, frutto del melting pot delle tradizioni locali

Il Messico, con i suoi circa 120 milioni di abitanti, è una delle nazioni più popolate al mondo, ricca di storia e di etnie. Nel corso dei secoli hanno prosperato sul suo territorio numerose civiltà delle quali bisogna almeno citare gli olmechi, i zapotechi, i maya, i toltechi, gli aztechi. Le tracce di questo passato sono ancora chiaramente riscontrabili in reperti archeologici e monumenti di grande fascino e valore culturale, basti pensare alla nobile e imponente bellezza delle piramidi maya.

I messicani di oggi sono il risultato di questo melting pot che dall’invasione spagnola in poi ha visto le etnie autoctone arricchirsi e incrociarsi ai popoli europei come francesi, inglesi, russi, polacchi e italiani.

Una delle particolarità del Messico sono le feste, sia laiche che religiose, che frequentemente si susseguono nel calendario annuale, mettendo in evidenza le molte sfaccettature del Paese. A cominciare da Spectre, ultimo episodio della saga cinematografica di James Bond. La sequenza d’apertura del film si svolge a Città del Messico, durante la festa del Dia de los Muertos. Si tratta della coloratissima festa dei morti celebrata in Messico (ma anche più in generale nell’America centrale e nelle comunità messicane degli Stati Uniti): è di tradizione azteca e mette in scena, sin dalla notte dei tempi, una commemorazione per il ritorno dei defunti sulla terra.

Nel 2003 l’Unesco ha dichiarato la festa, profondamente sentita e radicata nella tradizione, “patrimonio culturale immateriale dell’Umanità”. Così, ogni anno tra il 30 ottobre e il 2 novembre, Città del Messico assieme a tutti i villaggi, medi e piccoli, e le città si riempiono di altari con offerte e cibo. Il tutto può sembrare macabro e triste; in realtà, ironia e divertimento invadono le strade. Tutti, dai bambini ai giovani, dagli adulti agli anziani, si truccano e si mascherano come calacas, gli scheletri colorati che danzano festosamente, coinvolgendo nelle parate anche i turisti.

Si capisce meglio il senso di questa festosa euforia sapendo che, grazie alla cultura indigena sopravvissuta alla colonizzazione spagnola, i messicani considerano la morte come un passaggio gioioso. Senza, però, assimilare il tutto a tradizioni solo apparentemente simili come Halloween, perché in quella festa non ci sono né sangue né ragnatele, niente zucche o streghe dalla provenienza celtica, e nemmeno si può accostare il Dia de los Muertos alla commemorazione – di tono decisamente più composto – dei morti nella religione cattolica. Anche se, per in Messico, croci e pani benedetti si mescolano a sfilate in maschera, tra sacro e profano.

Le feste religiose, del resto, sono sempre state una parte fondamentale, fin dall’epoca precolombiana: il cattolicesimo ha trovato qui un terreno fertile e un interessante sincretismo – forse difficile da capire – ha permeato l’identità messicana. Non c’è sorpresa, quindi, se nei giorni di Carnevale, uomini e donne, vestiti di tutto punto in abiti molto seri, ballano per chiedere una grazia alle divinità preispaniche nascoste dietro ai santi cattolici.

Questo tipo di tradizioni mistiche sono fieramente mantenute a Tlaxcala e Tepoztlán. A Chiapa de Corzo, invece, nel mese di gennaio si celebra una parata in cui gli uomini, vestiti da donne (chuntas), mettono da parte i loro pregiudizi e fanno un po’ di leggera e sbarazzina autoironia. Solo in questa occasione, però, poiché il Messico provinciale resta ancora, sostanzialmente, molto conservatore.

Ancora i giorni del Carnevale e, a breve distanza da Chiapa de Corzo, c’è Ocozocuautla con la sua coloratissima sfilata di maschere. Parate en travesti, piaceri semplici e mondani accompagnati da musica tropicale si trovano invece per le strade di Mazatlán, Mérida e Veracruz, dove si svolgono i carnevali più famosi del Messico e i residenti si creano le proprie piste da ballo, un programma di feste che si celebrano sulla base del calendario lunare.

Spostandosi poi nel Nuevo León, stato del nord-est del Messico, cambia il genere di festeggiamenti che si offrono all’attenzione del turista. A Linares, a luglio e agosto si svolge la Feria de Villaseca. Durante questa fiera, le strade della città diventano uno scintillante scenario per le parate folkloristiche, le corse dei cavalli, le cavalcate, le charreadas (i tradizionali tornei messicani) e le escaramuzas (i rodei femminili), le varie mostre di artigianato e le varie fiere gastronomiche. La fiera si conclude con la consegna della tambora de Villaseca, un riconoscimento che la città assegna agli abitanti più illustri.

A Monterrey, nel mese di maggio è il tempo della Feria Agrícola Comercial y Ganadera, con corse di cavalli e charreadas. A ottobre, nella spianata della Macroplaza, c’è il Festival Bella Vía, un evento che raduna artisti provenienti da ogni parte del Messico e del mondo. Ogni anno l’asfalto della spianata è letteralmente ricoperto da colorate e suggestive riproduzioni di opere d’arte.

A Ciénega de Flores l’attenzione è tutta rivolta alla cucina tradizionale e alla buona tavola con la Feria del Machacado. Qui viene offerta la prelibata machaca, tipica carne di manzo essiccata al sole che è l’ingrediente principe della colazione del Nuevo León. La machaca è nel cuore di numerose ricette: nella zuppa di pomodoro, con le uova strapazzate o accompagnata da limone, sale e salsa piccante. Per il dolce, i buongustai certo apprezzeranno i deliziosi dulces de leche o le invitanti empanadas dolci.

In Messico, nel vortice colorato delle feste popolari