La Cina sull’acqua: risaie, fiumi e dighe nella vita dei cinesi

L'acqua è un elemento essenziale per la cultura cinese

Lanterne rosse, pagode, palazzi proibiti, distese di risaie e montagne avvolte dalla nebbia. E acqua, soprattutto acqua: fiumi maestosi che scorrono tra dolci colline e vette imponenti, percorsi da battelli o da barche a forma di foglia di salice: tutto questo è la Cina. Che vista dalla suggestiva prospettiva dei corsi d’acqua e dei laghi assume una straordinaria immagine poetica. A raccontare per immagini il profondo rapporto tra i cinesi e l’acqua, ci pensa mirabilmente “Cina“, un libro fotografico edito da De Agostini che, oltre a questo tema, tocca anche quello del tè, dei sapori, della Cina imperiale, delle città moderne e delle campagne, seguendo un fil rouge che appasiona e avvicina al Paese del Dragone.

Ma torniamo all’acqua, così come raccontata dalle pagine del libro, chiarito fin dal principio che trattasi di un elemento essenziale per la cultura cinese. L’acqua che scorre nelle vene della terra cinese è azzurra e gialla, colori dei due sterminati fiumi che, nel Nord e nel Sud, attraversano il territorio da Ovest verso Est. Il più impetuoso dei due, il Fiume Giallo (Huang He, il secondo fiume cinese più lungo) deve il proprio nome al fatto che le sue acque sono fangose perché si mischiano alla sabbia e alla terra del fondo di loess. Allagamenti e catastrofiche alluvioni sono i suoi frequenti figli naturali, soprattutto nelle grandi pianure centrali. Il più lungo fiume della Cina, il Fiume Azzurro (Yangtzejiang), scorre invece con vigore non tanto differente nel tratto montuoso e dopo una discesa vertiginosa dalle vette dell’altipiano tibetano, forma una grande ansa nel Sud-Ovest del Paese per poi risalire verso il Bacino Rosso (Sichuan) e scavare tre grandi gole dove i cinesi lo hanno domato realizzando una colossale opera idraulica, la Diga delle Tre Gole. Da quel momento in poi, ormai sedato, va a sfociare nel Mar Cinese orientale, a Shanghai.

Fra questi due grandi fiumi e il Gran Canale (costruito artificialmente dai cinesi per collegarli), si alternano nel centro della Cina dei laghi e altri fiumi e torrenti, ed è per questo che in tutta questa grande area la vita di milioni di cinesi si organizza al ritmo dei battelli, delle chiatte o delle piccole barche a forma di salice, lungo le rive e sui ponti. Ponti di legno, ponti di pietra: questi passaggi furono a lungo considerati come personalità a cui portare offerte per domandare al dio dei ponti di proteggerli dall’usura del tempo. Elementi distintivi e decorativi del paesaggio, i ponti cinesi ad arco semplice più che un collegamento tra due rive sono essi stessi un luogo di vita, di festa e di ritrovo. Quando ci sono delle ricorrenze, i cinesi li abbelliscono e li imbellettano con lanterne, fiori e tessuti colorati.

Piccoli e medi villaggi scandiscono la loro vita attorno a questi fiumi, una vita fatta di solitaria pesca, di animati commerci e antiche tradizioni. Come le feste date in occasione dell’acquisto di una barca da pesca, da cui deriverà il sostentamento dell’intera famiglia, celebrato come una cerimonia di nozze tra l’uomo e l’acqua. Perché da quel momento l’uomo diventa abitante dell’acqua, con la sua nuova “casa galleggiante” organizzata per lavorarci e per viverci.

Miti e leggende popolari sono nati in Cina per la vita sull’acqua: alcune rapide e cascate sono chiamate “Porta del dragone” perché, secondo la leggenda, le carpe che arrivavano a superare questi ostacoli si trasformavano in dragoni.

Due le città mirabili in questo cosiddetto Paese dell’acqua, cuore liquido della Cina che fronteggia il mare: Hangzhou e Suzhou, soprannominate le Venezie cinesi.

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